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Argentina-Inghilterra, un conflitto sul campo di battaglia e di calcio

Nell’aprile 1982 la Giunta militare argentina sferra l’attacco per conquistare le Isole Malvinas, disputato territorio britannico con il nome di Falkland. Si innesca un conflitto armato che costerà la vita a 907 persone. La vittoria della lontana Gran Bretagna, sugellata da un referendum degli isolani, rimarrà una ferita aperta per gli argentini, che in una partita di calcio quattro anni più tardi troveranno una sterile e vana rivincita, anche grazie alla “mano de Dios” di Diego Armando Maradona

di Francesco Caldari
13 Dicembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 8 MIN
La contestata rete segnata con la mano da Maradona in occasione dei quarti di finale del campionato del mondo 1986 passata alla storia come la Mano de Dios

La contestata rete segnata con la mano da Maradona in occasione dei quarti di finale del campionato del mondo 1986 passata alla storia come la Mano de Dios

CONTENUTO

  • È stata la “mano de Dios”?
  • La telecronaca di Giorgio Martino del primo gol di Maradona
  • Botta e risposta: l’Operazione Rosario e l’Operazione Corporate
  • Un conflitto senza esclusione di colpi
  • Lezioni apprese militari
  • Ripercussioni politiche

È stata la “mano de Dios”?

I campionati mondiali di calcio del 1986 in Messico avevano quattro-cinque squadre Nazionali candidate alla vittoria finale. Tra queste la solida Argentina guidata da Diego Armando Maradona, in forma smagliante, e l’ Inghilterra del goleador Gary Lineker, una squadra fisica e organizzata, che aveva la sua forza nella compattezza e nella grinta, oltre che nel desiderio di riscatto dopo la delusione dei Mondiali 1982. Nella fase a gironi la prima aveva ottenuto due vittorie (Corea del Sud e Bulgaria) e pareggiato con l’Italia, superando poi negli Ottavi di finale in una partita tattica e chiusa l’Uruguay con un gol su calcio piazzato al 42’. Dall’altra parte, l’Inghilterra aveva affrontato Portogallo (perdendo), Marocco (pareggiando) ed ottenendo l’unica vittoria del proprio girone sulla Polonia, spuntando il secondo posto ed il biglietto per la successiva fase solo grazie alla differenza reti, ma dominando poi 3 a 0 negli Ottavi di finale il Paraguay, tanto da sembrar avere finalmente trovato la forma migliore.

Così un Tabellone beffardo aveva fatto sì che in uno dei Quarti si affrontassero proprio Argentina ed Inghilterra. Ebbene, cosa vi è di male, direte voi? In fondo si prospettava una bella partita, tra due Nazionali che hanno fatto la storia del football. Già, ma vi era uno scottante precedente bellico e politico di appena quattro anni prima, quando i due Stati si erano confrontati  per il controllo e il possesso delle isole Falkland, della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich Australi. L’odio divideva argentini ed inglesi: i due mesi di combattimento e le perdite subite da entrambe le parti non erano certo stati dimenticati.

L’Inghilterra era uscita vincente dal conflitto armato, ora per l’Argentina battere quella Nazionale di calcio aveva un valore simbolico di riscatto nazionale. Il 22 giugno 1986 alle ore 13:00 locali allo Stadio Azteca di Città del Messico ebbe inizio quella che sarà ricordata come la partita della “Mano de Dios”. Dopo un primo tempo terminato 0-0, con l’Argentina che faticava a sfondare e l’Inghilterra compatta in difesa, trascorsi sei minuti dall’inizio del secondo Maradona ricevette un “traversone” dalla destra, trovandosi solo di fronte al portiere Peter Shilton. Entrambi volarono in alto, ma l’argentino (che certo non era uno spilungone) toccò con la mano sinistra il pallone, che schizzò nella porta avversaria, ingannando l’arbitro e il guardalinee.

Il gol fu convalidato nonostante le proteste degli inglesi. Non era allora in uso la tecnologia presente negli stadi di oggi, ma che il “pibe de oro” si fosse aiutato in modo più che furbo fu evidente a tutti, compreso il telecronista della italiana RAI Giorgio Martino, che non solo mancò di sottolineare come il gol avesse dovuto essere annullato, ma arricchì il commento con il ricordo di un altro gol beffa segnato all’Inghilterra nello stesso modo, questa volta da parte dell’italiano Silvio Piola nel lontano 1939 in un’amichevole a Milano. Solo che quella volta non solo non vi era il VAR (la così detta “moviola in campo”, di ausilio all’arbitro con le moderne tecnologie di immagini riprese da varie angolazioni), ma neanche la televisione e – a quanto sembra – in quella lontana circostanza nessuno si era accorto della furbizia nostrana, che Piola confessò solo anni più tardi.

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La telecronaca di Giorgio Martino del primo gol di Maradona

Tornando a Maradona, egli fu il protagonista assoluto di quell’incontro: per la seconda segnatura partì dalla propria metà campo, dribblò cinque giocatori inglesi e ottenne una rete considerata una delle più belle di sempre, poi votata nel 2002 come “Gol del secolo” (precedente). L’Argentina vinse 2-1 (l’Inghilterra accorciò le distanze solo a nove minuti dalla fine con Gary Lineker), passò in semifinale ove batté il Belgio e vinse trionfalmente il Mondiale contro la Germania Ovest.

Un evento sportivo può essere la rivincita di un conflitto armato perso? Non crediamo. Seppure lo stesso Maradona con malizia avrebbe etichettato la prima segnatura come la “mano de Dios”, una punizione divina per gli odiati inglesi, è stato calcolato che nella guerra delle Falkland/Malvinas caddero 649 militari argentini (255 furono i britannici e 3 i civili isolani, per un totale di 907 persone). È possibile pensare che i familiari e gli amici di questi abbiano avuto soddisfazione per la vittoria di una partita di calcio contro quello che era stato il “nemico”? Questo no, ma certo politicamente i governanti argentini – ancora scottati da una avventura militare da loro voluta – non mancarono di dare enfasi al successo sportivo.

Era stata proprio la Giunta militare al governo in Argentina nel 1982, per cause prevalentemente di natura politica interna, a scatenare il conflitto. La disputa sulla sovranità delle isole Falkland (chiamate Malvinas in Argentina), della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich Australi aveva radici profonde, risalenti al XVIII secolo. L’Argentina rivendicava le isole come erede dei diritti territoriali spagnoli, mentre il Regno Unito stabilì una presenza coloniale continua dal 1833, dopo aver espulso una piccola guarnigione argentina. Nonostante le tensioni diplomatiche, inclusa la Risoluzione 2065 dell’ONU del 1965 che classificava la disputa come un problema coloniale, aprendo la strada a negoziati diplomatici tra le parti per risolvere la questione della sovranità,.le relazioni rimasero relativamente stabili fino all’inizio degli anni ’80, giacchè aerei regolarmente collegavano l’Argentina al capoluogo Port Stanley, e gli abitanti delle isole dipendevano dai sud americani per cure mediche specialistiche e rifornimenti essenziali.

La cooperazione pratica mascherava la disputa irrisolta sulla sovranità.. L’Argentina come abbiamo accennato era governata da una giunta militare, guidata dal Generale Leopoldo Galtieri, che affrontava una devastante crisi economica e una crescente opposizione popolare a causa delle sistematiche violazioni dei diritti umani (la “Guerra Sporca” contro oppositori e presunti tali), che verranno definitivamente alla luce con la caduta della dittatura. In questo clima di instabilità, la giunta vide nell’invasione delle isole un’opportunità per distogliere l’attenzione pubblica dai problemi interni (quella che giornalisticamente viene definita “distrazione di massa”) e unire la nazione sotto una bandiera di fervore patriottico, valutando erroneamente che il Regno Unito, a causa di recenti tagli alla difesa e di un apparente disinteresse per le isole, non avrebbe reagito militarmente. Il ritiro dell’ultima unità della Royal Navy dall’arcipelago nel 1981, parte di un ridimensionamento generale della flotta britannica, e il British Nationality Act dello stesso anno, che tolse agli isolani alcuni diritti di cittadinanza, furono interpretati dalla giunta come segnali inequivocabili di disimpegno britannico.

Leopoldo Fortunato Galtieri, militare, dittatore e presidente de facto dell’Argentina dal 1981 al 1982 (pubblico dominio)

Botta e risposta: l’Operazione Rosario e l’Operazione Corporate

Come spesso avviene in questi casi, vi era la necessità di un evento scatenante (volontario o “indotto”), che si presentò allorquando il 19 marzo 1982 sulla isola Georgia del Sud lavoratori argentini issarono la bandiera nazionale sull’isola, con piccata conseguente reazione britannica. L’incidente, apparentemente minore, portò all’attacco del 2 aprile, con una azione delle forze speciali di 84 commandos guidati dal capitano di corvetta Guillermo Sánchez-Sabarots che lasciarono il cacciatorpediniere Santísima Trinidad, dando il via all’Operazione Rosario, un’invasione anfibia del micro-arcipelago che colse di sorpresa la modesta guarnigione di Royal Marines di stanza a Stanley, il capoluogo, che venne rapidamente sopraffatta.

Il gruppo comandato da Sánchez-Sabarots si diresse verso la caserma della fanteria marina britannica a Moody Brook, mentre il secondo, guidato dal capitano Pedro Giachino, avanzò verso la residenza del governatore a Stanley.  Durante l’attacco alla residenza, Giachino rimase mortalmente ferito. Alle nove e trenta il governatore Rex Masterman Hunt, dopo aver discusso con il maggiore Mike Norman sulla possibilità di iniziare una resistenza ma ritenendosi circondato, offrì la resa formale al contrammiraglio Carlos Büsser. Fine delle ostilità dopo appena 11 ore dall’inizio dell’operazione..Il giorno successivo, il 3 aprile, fu la volta della Georgia del Sud. L’operazione fu un successo militare immediato per l’Argentina, che sbarcò oltre 10.000 soldati sulle isole nelle settimane successive. In realtà molti erano coscritti, mal addestrati e scarsamente equipaggiati per l’imminente inverno australe.

Il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher non tardò a reagire. Il 5 aprile, una task force navale fu dispiegata verso il Sud Atlantico, dando il via all’Operazione Corporate. La guidavano ben due portaerei, la HMS Hermes e la nuova HMS Invincible, e comprendeva navi da guerra, sottomarini e navi civili requisite per il trasporto di truppe e materiali. Fu l’inizio alla più grande operazione militare britannica dal 1945. Non mancò il supporto logistico e di intelligence dagli Stati Uniti, che misero a disposizione la base aerea sull’Isola di Ascensione, a metà strada nell’Atlantico.

Mappa delle Isole Falkland/Malvinas, loro distanza dal Cono Sud americano (da OpenStreetMap)

Un conflitto senza esclusione di colpi

Il conflitto fu caratterizzato da intense battaglie aeree, navali e terrestri. Il 2 maggio la Royal Navy ebbe mare libero, grazie all’affondamento dell’incrociatore General Belgrano da parte del sottomarino nucleare HMS Conqueror con due siluri Mark 8, causando la morte di 323 marinai, cosa che indusse al ritiro la flotta di superficie argentina, che non partecipò più attivamente alle battaglie, eliminando la minaccia navale e garantendo ai britannici il controllo dei mari circostanti. Solo due giorni più tardi però i missili exocet argentini diedero una dimostrazione della loro letalità, affondando il cacciatorpediniere HMS Sheffield.

Il 21 successivo i britannici riuscirono a stabilire una “testa di ponte”, con uno sbarco anfibio a San Carlos, riuscendo con una serie di battaglie sull’isola principale a conquistare posizioni chiave, sì che il 14 giugno nel capoluogo gli argentini si arresero. Il Generale di Brigata Mario Menéndez, comandante delle forze argentine nelle Malvinas, firmò la resa incondizionata al Maggior Generale Jeremy Moore. 11.313 soldati argentini furono fatti prigionieri. Fine delle ostilità dopo 74 giorni di conflitto. Le Falkland tornarono sotto controllo britannico.

Lezioni apprese militari

Dal punto di vista militare, la guerra mise in evidenza la vulnerabilità delle navi da guerra moderne ai missili anti-nave e l’importanza della superiorità aerea. L’Argentina impiegò con successo i caccia Super Étendard di fabbricazione francese, armati con i letali missili Exocet, di cui aveva la disponibilità limitata di cinque, di cui due che andarono a segno e causarono gravi perdite alla flotta britannica (compresa quella della HMS Sheffield, che ebbe effetto demoralizzante significativo), tanto da divenire l’arma più temuta da quella Task Force, sì che ogni movimento era coordinato per evitare attacchi Exocet.

Tuttavia, la maggior parte della sua forza aerea era composta da aerei più datati e con un raggio d’azione limitato. Il Regno Unito, d’altra parte, poté contare sui caccia a decollo verticale Sea Harrier. Il controllo dello spazio aereo si rivelò decisivo. I Sea Harrier dominarono nonostante l’inferiorità numerica e si dimostrarono superiori nei combattimenti aerei. Inoltre fornirono valore aggiunto i sottomarini a propulsione nucleare, come l’HMS Conqueror che affondò il General Belgrano ed i missili Sea Skua, guidati dagli elicotteri (una piattaforma di lancio di attacco più flessibile e difficile da abbattere), aventi un raggio d’azione sufficiente per operazioni tattiche, efficaci contro navi piccole e medie, che ottennero un tasso di successo eccezionalmente alto.

Queste lezioni portarono a una trasformazione fondamentale della dottrina navale mondiale, con enfasi su sistemi di difesa aerea sofisticati, guerra elettronica avanzata, e il riconoscimento che la superiorità aerea e il controllo dello spazio aereo avevano assunto enorme importanza.

Ripercussioni politiche

In Argentina la sconfitta accelerò il crollo della giunta militare, scatenando proteste di massa nelle strade di Buenos Aires. Il Generale Leopoldo Galtieri, che aveva orchestrato l’invasione per consolidare il potere della giunta e distrarre la popolazione dai guai interni, fu costretto a dimettersi il 17 giugno 1982, appena tre giorni dopo la resa. Il regime militare, già delegittimato dalle violazioni dei diritti umani, perse completamente la fiducia popolare. Il Generale Reynaldo Bignone assunse la presidenza con il mandato di gestire la transizione. Sotto crescente pressione popolare e internazionale, la giunta militare fu costretta ad annunciare elezioni democratiche per ottobre 1983, ponendo fine a sette anni di dittatura militare brutale. Così la sconfitta militare nelle Malvinas, sebbene tragica per le 649 vittime, ebbe l’effetto paradossale di porre fine alla dittatura militare e favorire il ritorno alla democrazia. I militari persero ogni credibilità politica e non sono mai più intervenuti direttamente nella politica.

Nel Regno Unito, la vittoria generò un’ondata di patriottismo, il cosiddetto “Falklands Factor”, che rafforzò enormemente la posizione del governo di Margaret Thatcher, contribuendo alla sua rielezione nel 1983. Inoltre dimostrò la capacità di proiettare la propria potenza militare a grande distanza, riaffermando il ruolo sulla scena internazionale e consolidando la “relazione speciale” con gli Stati Uniti. Per le Isole Falkland, la guerra rafforzò i legami con il Regno Unito. Gli isolani ottennero la piena cittadinanza nel 1983 e l’economia locale beneficiò di ingenti investimenti militari e dello sviluppo del settore della pesca. Nel 2013 gli abitanti votarono in un Referendum con il 99,8% per rimanere territorio britannico, respingendo le rivendicazioni argentine.

La Guerra delle Falkland/Malvinas fu un conflitto breve ma intenso, con radici in una lunga disputa territoriale e cause scatenanti legate alla politica interna argentina. Sebbene la vittoria militare britannica abbia riaffermato la sovranità del Regno Unito sulle isole, non ha risolto la questione di fondo. Il conflitto ha lasciato un’eredità complessa, ridisegnando il panorama politico in Argentina, rafforzando un’era di governo conservatore nel Regno Unito e lasciando una ferita aperta nelle relazioni tra i due paesi. Esso rimane un caso di studio nelle accademie militari di tutto il mondo, analizzato per le sue implicazioni tattiche, strategiche e politiche. La questione della sovranità territoriale resta irrisolta, simbolo di come i conflitti armati raramente dirimano definitivamente le dispute territoriali di lunga data e di come un incontro di calcio non possa lavare l’onta di profonde ed insanabili ferite.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Filippo Giovagnoli, Falkland-Malvinas. Tra memoria e oblio: Storia e racconti di una guerra dimenticata, 2024.
  • Ferdinndo Pedriali, Guerra aeronavale nel sud atlantico Falkland/Malvinas 1982, IBN, 2023.
  • Roberto Semprebene, Le Falkland. La guerra di Margareth Thatcher. Nuova ediz., Intermedia Edizioni, 2021.
Letture consigliate
Francesco Caldari

Francesco Caldari

Concluso il servizio attivo in una forza di polizia, si dedica alla sua passione per la storia, convinto che personaggi definiti "minori" meritino le giuste attenzioni, poichè spesso hanno fornito il proprio contribuito al pari di quelli più noti. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma-Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), qui con una tesi sulla "cooperazione internazionale di polizia", argomento anche a carattere storico sul quale cura un blog ed un podcast.

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