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L’omicidio di Wilma Montesi: il caso di cronaca del 1953

Il delitto di Wilma Montesi è uno dei casi di cronaca nera più enigmatici della storia italiana del Novecento, un evento capace di scuotere in profondità la politica, i mezzi di comunicazione e la società della giovane Repubblica. Tra misteri giudiziari, scandali mondani e feroci battaglie politiche, la vicenda si trasforma nel primo grande “cold case” italiano elevato a questione di Stato. Un caso irrisolto che segna la fine di carriere, favorisce l’ascesa di nuovi leader e inaugura un rapporto inedito tra stampa, potere e opinione pubblica. 

di Umberto Diana
14 Gennaio 2026
TEMPO DI LETTURA: 11 MIN
Wilma Montesi

Wilma Montesi

CONTENUTO

  • Il primo “cold case“ italiano che forse cambiò l’indirizzo politico della Democrazia Cristiana
  • Il corpo spinto dal mare
  • La ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima
  • Gli esiti dell’autopsia sul corpo di Wilma Montesi
  • I dubbi dei cronisti dell’epoca
  • La testimonianza di Maria Caglio
  • La riapertura delle indagini
  • Le piste alternative
  • Il processo per il caso Montesi
  • Gli aspetti politici della vicenda

Il primo “cold case“ italiano che forse cambiò l’indirizzo politico della Democrazia Cristiana

Il delitto di Wilma Montesi, avvenuto a Roma il 9 Aprile 1953, è ricordato dalla storia della criminologia italiana sia perche’ è stato il primo caso di cronaca nera della neonata Repubblica Italiana ad avere un risalto mediatico nazionale,  sia per i terremoti i politici che ha determinato. I protagonisti che ruotano intorno alla vicenda sono per la prima volta personaggi noti del mondo della politica e dello spettacolo e questo lo rende diverso da altri fatti di cronaca nera 

La sinistra italiana, guidata da Pietro Nenni e Palmiro Togliatti, se ne impossessò per screditare, attraverso i propri giornali che ad ogni edizione lanciavano illazioni e sospetti, l’avversaria DC e la sua immagine di partito giusto ed equilibrato che essa voleva trasmettere agli elettori. Ma anche in seno al partito di maggioranza il delitto servì per una sorta di regolamento di conti tra i due contendenti dell’eredità politica di Alcide De Gasperi.

Da una parte Attilio Piccioni, che incarna la continuità con il leader trentino e il suo centrismo ad ogni costo, avallato dal sostegno incondizionato del Vaticano, dall’altra Amintore Fanfani, aperto a nuove idee di collaborazione con altre forze politiche. La storia premiò quest’ultimo, anche a causa delle disgrazie personali dell’antagonista dovute agli sviluppi del Caso Montesi. Ad oltre settanta anni dai fatti esso resta uno dei più celebri casi irrisolti d’Italia e lo si può definire simbolo di un’epoca di grandi cambiamenti in una società che, per la prima volta, scopre il potere della stampa ed il voyeurismo di massa.

Il corpo spinto dal mare

Wilma Montesi è una bella ragazza romana di 21 anni, riservata e perbene come in un primo momento viene descritta da amici e parenti, fidanzata con un agente di polizia che presta servizio a Potenza. La sua è una famiglia piccolo borghese, il padre possiede una falegnameria con la quale mantiene più che decorosamente moglie e tre figli, che abita un alloggio in Via Tagliamento in un palazzo dotato di portineria.

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In casa Montesi lavora  una domestica che sentita dagli inquirenti dopo il delitto, fornisce un’immagine meno rosea della vittima, descrivendola come “ inquieta e sempre con il sogno di fare il cinema “. La madre di Wilma contrasta questa passione, vedendo per le proprie figlie il matrimonio come unico scopo delle loro giovani vite e per questo ne organizza uscite e frequentazioni, tanto che nel quartiere le sorelle sono soprannominate “le siamesi” perche’ sono sempre viste in compagnia una dell’altra.

La regolarità di queste esistenze e’ spazzata via la mattina dell’11 Aprile 1953, quando sulla spiaggia di Torvaianica il manovale Fortunato Bettini trova il corpo senza vita di Wilma Montesi riverso sulla battigia in un palmo di acqua ed immediatamente allerta le forze dell’ordine. Nelle stesse ore a casa Montesi si vivono ore d’angoscia perchè Wilma non da’ più notizie di sè dal pomeriggio del 9 e le indiscrezioni apparse nell’edizione serale dei giornali, convincono il padre a recarsi in questura dove purtroppo riconosce la figlia in quel cadavere di cui tutta Roma parla.

Il corpo senza vita della povera ragazza viene ritrovato parzialmente svestito, privo di scarpe, gonna, calze e reggicalze e risulta introvabile la borsa contenente gli effetti personali. I primi articoli di giornale danno subito spazio all’omicidio perchè, sebbene l’ingresso alle camere mortuarie sia vietato, un cronista del Messaggero riesce a vedere la salma e con dovizia di particolari indirizza l’opinione pubblica in quella direzione..

La ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima

Nel pomeriggio del 9 Aprile, Wilma Montesi non accetta l’invito di mamma e sorella per recarsi  al cinema a vedere  un film con Anna Magnani , attrice che non apprezza molto e opta per una passeggiata solitaria come testimonia la portiera dello stabile in cui abita che la vede uscire intorno alle 17,30.

Il mancato rientro per cena e la presenza dei documenti della ragazza sul tavolo di casa  inducono i genitori  la sera stessa a pensare che qualcosa di grave possa essere accaduto alla loro figlia. Da alcune testimonianze la polizia evince che Wilma abbia preso il treno per Ostia Lido verso le 18 ed abbia acquistato presso un chiosco del lungomare una cartolina dicendo al gestore di volerla  spedire al fidanzato a Potenza, mentre  un altro commerciante assicura che la ragazza abbia consumato un gelato presso il suo negozio.

Wilma Montesi

Gli esiti dell’autopsia sul corpo di Wilma Montesi

L’esame autoptico della salma rivelano che Wilma Montesi è morta per “sincope dovuta ad un pediluvio“ e nel suo stomaco sono effettivamente rinvenuti resti di un cono gelato. Gli investigatori incrociano queste risultanze scientifiche con le testimonianze dei genitori secondo i quali la figlia soffriva di un fastidioso eczema ai talloni ed arrivano alla conclusione che Wilma Montesi, per alleviare il fastidio ai piedi, si è seduta sulla battigia e, dopo essersi denudata le gambe, ha immerso le estremità in acqua .

Poco dopo, però forse per una congestione, perde i sensi e, scivolando nel mare, annega in pochi centimetri d’acqua. L’autopsia certifica la verginità della vittima, escludendo ogni ipotesi di violenza sessuale, anche se un successivo e più accurato esame, rivela la presenza di sabbia nelle parti intime che giustifica l’ipotesi di un tentato stupro avvenuto sulla spiaggia stessa.

Nonostante queste eccezioni l’autorità giudiziaria non ha dubbi e considera l’incidente come causa più probabile dell’accaduto, escludendo sia l’omicidio che il suicidio che nel frattempo la stampa sbandiera come possibile stante i litigi familiari e con il fidanzato poliziotto che la domestica di casa Montesi asserisce essere frequenti

I dubbi dei cronisti dell’epoca

Per la polizia caso risolto, per la stampa no. I giornali continuano a pubblicare articoli nei quali, più o meno apertamente, si dichiara che la Questura non può o non vuole indagare più a fondo sulla pista dell’omicidio perche’ ha capito che nella vicenda risultano coinvolti famosi e potenti personaggi. Ormai in tutta la Roma by night si è convinti che Wilma Montesi sia morta durante uno di quei festini erotici che da qualche tempo si svolgono in una villa di Capocotta ed ai quali sono soliti partecipare anche politici e notabili della Democrazia Cristiana

Il colpo di scena lo fornisce una rivista dell’area missina Il merlo dove appare una vignetta destinata a fare molto scalpore : un piccione che stringe nel becco un reggicalze con un chiaro riferimento a Piero Piccioni , musicista e compositore ma soprattutto figlio del potentissimo numero due della Democrazia Cristiana e Ministro degli Esteri in carica Attilio Piccioni. I giornali dell’opposizione di scatenano per sfruttare la ghiotta occasione di attaccare il partito di maggioranza  su un terreno da sempre delicato della  politica: la moralità.

Piero Piccioni e’un giovanotto di 33 anni, fidanzato con Alida Valli (che testimonierà al processo fornendogli un alibi preciso e circostanziato) ottimo pianista e jazzista che in seguito diventerà compositore di colonne sonore di film della commedia all’italiana e non solo.. All’epoca dei fatti egli è, secondo il giornale L’attualità un protagonista indiscusso di orge a base di sesso e cocaina che si tengono nella tenuta del marchese Ugo Montagna.

A suffragio di questa tesi la testata pubblica un memoriale di Adriana Concetta Bisaccia,  aspirante stellina di Cinecitta’ che dichiara di avere partecipato, insieme a Wilma Montesi, ad alcune di queste allegre riunioni e che proprio nell’ultimo di questi convivi, Wilma ha trovato accidentalmente la morte ed è stata scaricata sul litorale romano per evitare guai ed imbarazzi giudiziari ai vip che partecipano alla serata.

La carta stampata dell’opposizione comunista crede ciecamente nelle parole rese dalla testimone, e scatena  una vera e propria campagna denigratoria ed accusatoria nei confronti di Piero Piccioni e Ugo Montagna nella convinzione  che questo possa addirittura portare ad un vero e proprio scandalo politico con la caduta del Governo monocolore di Alcide De Gasperi nel quale Piccioni senior è vicepremier e Ministro degli Esteri Paese Sera si spinge oltre e con un vero e proprio J accuse punta il dito su Piero Piccioni come autore materiale dell’omicidio, seppure in modo preterintenzionale o colposo, ma la manovra si rivela eccessiva e una puntuale querela dell’accusato è vincente ed il giornale è costretto ad una veloce ritirata.

Sembra pertanto che l’ipotesi della disgrazia e la conseguente archiviazione del fascicolo giudiziario sia da ritenersi definitiva, ma nei primi giorni del 1954 irrompe sulla scena Maria Augusta Moneta Caglio figlia di un notaio milanese , dotata di buona cultura e dialettica, con il sogno di sfondare nel mondo del cinema e per questo scesa a Roma dove frequenta il bel mondo e diventa l’amante di Ugo Montagna, che abbiamo già conosciuto come il vero e proprio manager delle notti trasgressive del jet set.

La testimonianza di Maria Caglio

Maria Caglio rende spontanee dichiarazioni al Procuratore di Roma Angelo Sigurani che fin dall’inizio si occupa del caso Montesi , e fa verbalizzare che Wilma era diventata la nuova amante del marchese Montagna e di avere ascoltato una telefonata tra questi e Piero Piccioni che si dimostra preoccupato del corso degli eventi e chiedeva aiuto per contenere gli effetti del loro operato. Nonostante queste rivelazioni, la Procura di Roma non procede nei confronti di Piccioni e Montagna e la ragazza, convinta dai propri familiari, decide di redigere un memoriale contenente le sue verita’ e di consegnarlo ad un religioso gesuita amico e molto vicino a politici democristiani del calibro di Fanfani e Andreotti .

In seguito a questo gesto, la Caglio viene convocata da un colonnello dei Carabinieri che ha il compito, si vocifera su incarico di Fanfani allora Ministro degli Interni, di indagare piu’ a fondo sulla torbida vicenda e soprattutto sui suoi protagonisti. Viene cosi’ alla luce che il marchese Ugo Montagna e’ stato un importante collaboratore dei nazisti durante l’occupazione di Roma, e che le sue fortune sono derivate proprio da questa attività e che gode di protezioni da parte di personaggi ai margini della legalita’ ben noti alle forze dell’ordine..

Le attivita’ investigative dei Carabinieri non passano inosservate ed il caso da giudiziario diventa strettamente politico, tanto che anche i massimi leader dell’opposizione Nenni e Togliatti , scendono in campo per accusare la Democrazia Cristiana di avere fatto pressioni sull’autorita’ giudiziaria al fine di coprire gli autori dell’omicidio di Wilma Montesi Paese Sera torna all’attacco e pubblica in prima pagina la foto di Mario Scelba, diventato Primo Ministro, in compagnia del “ nazista” Montagna in occasione di un ricevimento di notabili democristiani.a testimoniare la connivenza degli alti vertici del partito di maggioranza con loschi e torbidi figuri.

La riapertura delle indagini

Amintore Fanfani spinge affinche’ il Procuratore Generale di Roma Raffaele Sepe riapra le indagini sul Caso Montesi, ed a tal fine gli fa pervenire l’indagine dei carabinieri gravida di sottintesi colpevolisti nei confronti di Piccioni e Montagna descritti in buona sostanza come personaggi di dubbia moralita’ che nella tenuta di Capocotta organizzano festini orgiastici per la soddisfazione di “personalita’ del mondo politico “ e che non si poteva escludere che “uno di questi festini non si fosse concluso malamente con la morte della povera Wilma Montesi“.

Il 26 Marzo 1954 il caso e’ ufficialmente riaperto dalla Corte di Appello di Roma ed il 19 Settembre il clamore costringe Attilio Piccioni, alle dimissioni da Ministro degli Esteri e da ogni altro incarico all’interno del suo partito. E’ infatti emerso dalle nuove indagini che Piero Piccioni ha fatto pressioni sugli investigatori per allontanare da se’ ogni sospetto su un suo coinvolgimento e questo comportamento ne determina l’arresto il 21 Settembre con l’accusa di omicidio colposo ed uso di stupefacenti, mentre Ugo Montagna ne segue la sorte con l’accusa di favoreggiamento. Inviati a Regina Coeli Piccioni scontera’ tre mesi di carcere preventivo prima di ottenere la liberta’ provvisoria. Il terremoto coinvolge anche il Questore di Roma che viene arrestato e altri personaggi della Roma che conta tra i quali il Prefetto Pavone ed il Principe Maurizio d’Assia , nipote dell’ex monarca Vittorio Emanuele III.

Le piste alternative

Non appare chiaro il motivo, ma i genitori di Wilma Montesi sono certi dell’innocenza di Piero Piccioni ed il 30 Settembre 1954 sulle colonne del Messaggero appare una loro intervista nella quale puntano il dito verso un membro della loro stessa famiglia: Giuseppe Montesi un giovane zio della vittima che, segretamente innamorato della nipote, ha in passato dimostrato fastidio verso il fidanzato di lei , tanto da cercare di indurla a rompere il legame.

L’ipotesi e’ sostenuta dal giornale piu’ come remota possibilita’ che come concreta alternativa ma il clamore che suscita nell’opinione pubblica e’ profondo, anche perche’ Giuseppe Saragat sulle colonne del giornale socialdemocratico  La Giustizia, la sposa come validissima arrivando ad affermare che “il caso e’ vicino ad una svolta drammatica ed alla rivelazione del vero colpevole”. Naturalmente Giuseppe Montesi viene interrogato ed in un primo tempo il suo comportamento fa sorgere molti dubbi perché non vuole dichiarare i suoi spostamenti nel giorno della morte della nipote, ma messo alle strette confessa una relazione clandestina con la propria cognata che conferma ed esce pertanto di scena.

Il 16 Novembre 1954 un’altra morte misteriosa scuote il jet set romano : Maria Teresa Montorzi viene rinvenuta cadavere in circostanze simili al caso Montesi e le indagini per fare luce sull’episodio portano alla scoperta di una casa di appuntamenti di alto bordo, frequentata anche da Giuseppe Sotgiu , uomo politico di spicco del PCI che viene fotografato mentre accompagna la moglie nell’appartamento dove questa si intrattiene in rapporti sessuali con ragazzi minorenni consenziente il marito. Il fatto ha una pesante rilevanza sulla credibilita’ del PCI fino a quel giorno portabandiera , attraverso i propri giornali, della richiesta di moralizzazione e chiarezza nei rapporti tra politici ed istituzioni.

Il processo per il caso Montesi

Il 20 Giugno 1955 Piccioni e Montagna insieme all’ex questore di Roma Polito sono rinviati a giudizio ed in soccorso del principale imputato giunge la dirimente testimonianza della famosissima attrice Alida Valli, all’epoca dei fatti fidanzata di Piccioni, che lo scagiona completamente asserendo che nelle giornate precedenti gli eventi i due si trovavano insieme a Revello e che il fidanzato era rientrato a Roma nel primo pomeriggio dell’ 11 Aprile, giorno del ritrovamento della salma.

Piccioni, Polito e Montagna durante il Processo Wilma Montesi

Altri testi sono chiamati a deporre in favore di Piero Piccioni , tra essi un noto medico che afferma di averlo visitato quel pomeriggio per curare una laringite ed un infermiere che giura di avergli praticato l’iniezione prescritta dal medico quella sera stessa al suo domicilio. Il processo non puo’ che avere un epilogo assolutorio ed infatti il 28 Maggio 1957 il Tribunale  assolve tutti gli imputati con formula piena ed il caso lascia uno strascico di procedimenti per calunnia e diffamazione tutti conclusi con pene lievi e stemperate da condizionale e sospensione.

Processualmente la verita’ sul caso Montesi non e’ stata appurata e la tesi della disgrazia con cui lo si e’ voluto definire lascia parecchi dubbi gia’ in quegli anni espressi da molti : l’annegamento in cinque centimetri d’acqua di una ragazza robusta ed in buona salute, la provata conoscenza e frequentazione di Wilma Montesi con i non trasparenti ambienti della Roma notturna, i maldestri tentativi delle forze dell’ordine di evitare il coinvolgimento di alti personaggi nelle indagini sono solo i piu’ eclatanti indizi che fanno pensare un caso che non si e’ saputo o voluto risolvere.

Gli aspetti politici della vicenda

Nel caso Montesi ci sono tre vittime che non hanno avuto giustizia. La prima e piu’ importante è Wilma Montesi trovata morta a 21 anni su una spiaggia romana senza che il suo assassino abbia pagato. Gli altri sono due vittime indirette ed innocenti : Attilio Piccioni, l’uomo che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità politica di Alcide De Gasperi, e suo figlio Piero .

Negli anni successivi alla genesi della vicenda, emerge il sospetto che il caso Montesi sia stato usato in una sorta di faida politica interna alla Democrazia Cristiana. In quegli anni, infatti, Amintore Fanfani contendeva allo statista reatino lo scettro di leader del partito e per questo verrà accusato di aver favorito ,e neppure in modo tanto velato, la campagna di stampa contro il figlio del rivale.

Come e’ poi avvenuto, Attilio Piccioni travolto dallo scandalo si dimette da ogni incarico politico e di governo ed esce malinconicamente di scena, mentre di contralto Amintore Fanfani inizia una inarrestabile ascesa che lo porterà per un ventennio a guidare con alterni successi, la politica italiana. Wilma Montesi riposa al Cimitero del Verano a Roma con indosso l’abito bianco da sposa acquistato per le imminenti nozze e l’unica sicurezza cui oggi e’ consentito pensare e’ che non sia morta per una “sincope dovuta ad un pediluvio“.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • F. Grignetti, Il caso Montesi. Sesso, potere e morte, Marsilio Editore. 
  • L. Piccioni, Lungara 29. Il Caso Montesi, Leonardo.
  • C. Ricci, Wilma Montesi: una storia sbagliata, Golem.
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Tags: Repubblica Italiana
Umberto Diana

Umberto Diana

Torinese di nascita ma Genovese di adozione alla rispettabile età di 66 anni scopre la novità di poter scrivere articoli di Storia e poterli condividere con tutti. Dopo avere conseguito la maturità scientifica, svolge la propria attività lavorativa nell'azienda familiare e dopo avere raggiunto la pensione, ritorna alla propria curiosità di gioventù: la storia. Appassionato soprattutto di Storia Italiana dal Risorgimento alla Prima Repubblica, amai trovare nelle pieghe degli avvenimenti importanti i particolari che li rendono curiosi ed inaspettati e personaggi non di levatura eccelsa che hanno però contribuito a fare diventare un fatto di cronaca un fatto storico.

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