Fatti per la Storia
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
SUPPORTA ORA
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
Fatti per la Storia
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
SUPPORTA ORA
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
Fatti per la Storia
SUPPORTA Ora
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Contemporanea
  • Moderna
  • Medievale
  • Antica
  • Storia in TV
  • Libri
Home Storia Contemporanea

La Carboneria nell’Italia del primo Ottocento

Diffusasi in Italia agli inizi dell’Ottocento, la Carboneria fu una società segreta liberale e patriottica che si oppose ai regimi restaurati dopo il 1815. Le sue origini, forse legate alla Massoneria o a società di mutuo soccorso francesi, restano in parte oscure. Pur senza un programma politico unitario, il movimento influenzò profondamente il Risorgimento e il processo che portò all’unificazione italiana.

di Concetta Conforti
10 Gennaio 2026
TEMPO DI LETTURA: 8 MIN
Riunione affiliati

Riunione affiliati

CONTENUTO

  • Contesto storico in cui nasce la Carboneria
  • Struttura interna della setta, gradi di appartenenza e legami simbolici alla massoneria
  • Azioni rivoluzionarie e insurrezioni
  • Declino e trasformazioni
  • La Carboneria, riassunto

Contesto storico in cui nasce la Carboneria

Dopo la Restaurazione, molti sovrani revocano le costituzioni concesse durante il periodo rivoluzionario e sopprimono le libertà di stampa e di associazione. In questo clima, in tutta Europa fioriscono le società segrete, il cui scopo è modificare o rovesciare i governi esistenti per realizzare ideali di libertà, giustizia e indipendenza nazionale. Queste organizzazioni assumono spesso un significato patriottico, promuovendo la diffusione di valori democratici e riformisti. Tra esse si distingue la Carboneria, che occupa un ruolo centrale nelle prime fasi del Risorgimento italiano e, più in generale, nella storia politica europea dell’Ottocento.

La società si sviluppa in un’epoca segnata da profonde tensioni politiche e sociali: dopo le guerre napoleoniche, molti intellettuali e giovani patrioti italiani cercano nuove vie per promuovere libertà politiche e costituzionali. In questo contesto, la Carboneria opera come forza clandestina, organizza insurrezioni locali e subisce la repressione dei governi restaurati. Alla setta aderiscono principalmente uomini del popolo: sarti, artigiani, commercianti, contadini e operai. Tuttavia, vi trovano spazio anche membri della borghesia urbana e terriera, liberi professionisti, nobili riformisti e alcuni esponenti del basso clero.

La ricerca del potere politico, intesa come partecipazione alla vita pubblica, diventa il motore dell’associazionismo segreto ottocentesco. Le aspirazioni carbonare, talvolta descritte come “vaghe richieste”, rappresentano in realtà il tentativo più avanzato di elaborare un nuovo modello di Stato, più democratico nei limiti della sensibilità dell’epoca. La Carboneria si configura così come un laboratorio politico che permette alla borghesia di accedere a forme embrionali di partecipazione e integra nei suoi rituali un forte simbolismo cristiano: San Teobaldo e Cristo vengono eletti come protettori, incorporando elementi religiosi in una struttura clandestina a finalità rivoluzionarie.

SULLO STESSO TEMA

Pierre-Joseph François - Marius assis sur les ruines de Carthage

Gaio Mario: il generale che trasformò la Repubblica senza volerlo

Filippo di Borgogna e d'Angiò riceve la delegazione spagnola presso la Reggia di Versailles il 16 novembre 1700

I Filippi di Spagna (1478-1746): una dinastia per tre secoli

Sfruttamento nelle Americhe: retaggi culturali e trasformazioni demografiche

La strage dell’Italicus del 4 agosto 1974: attentato e colpevoli

Struttura interna della setta, gradi di appartenenza e legami simbolici alla massoneria

La Carboneria adotta una struttura rigidamente gerarchica e impone ai suoi membri la massima segretezza. Ogni affiliato assume nomi e simboli legati al mestiere del carbonaro. I gradi iniziatici comprendono l’Apprendista, il Maestro e il Gran Maestro, cui in seguito si aggiungono altri livelli fino a raggiungere un totale di nove. Nel pensiero carbonaro, il mondo viene rappresentato come una grande Foresta. Liberarla dai “lupi” significa liberar la società dai tiranni. I membri si chiamano Buoni Cugini; i non affiliati vengono definiti “Pagani”.

Le cellule locali si riuniscono nella Vendita o Ordone, immersa simbolicamente nella “Foresta”. All’interno si trova la Baracca, luogo sacro dove i Buoni Cugini “carbonizzano il materiale”, svolgendo attività rituali e organizzative. Il capo di ciascuna Vendita si chiama Gran Maestro, affiancato da due Assistenti. La somiglianza con la Massoneria risulta evidente: segretezza, organizzazione in cellule, rituali simbolici e gradi iniziatici. Le origini massoniche, a loro volta, affondano nelle corporazioni medievali dei costruttori di cattedrali, che si strutturano in apprendisti, compagni e maestri.

Nel 1717 quattro logge londinesi si uniscono nella Grande Loggia d’Inghilterra, segnando il passaggio dalla massoneria operativa a quella speculativa. La Massoneria mantiene simboli, rituali e valori illuministi, e nel Settecento si diffonde in tutta Europa, nonostante le scomuniche papali che si abbattono su di essa dal 1730 in poi. Il rapporto tra Massoneria e Carboneria rimane oggetto di dibattito: esistono affinità simboliche e rituali, ma la Carboneria adatta tali elementi alle esigenze politiche locali. Il Cristo carbonaro diventa simbolo dei diritti naturali e modello del cittadino perseguitato dal potere tirannico.

Azioni rivoluzionarie e insurrezioni

La Carboneria gioca un ruolo centrale nei moti napoletani del 1820, guidati da ufficiali come Guglielmo Pepe. La rivolta ottiene temporaneamente una Costituzione di modello democratico-borghese, ispirata a quella spagnola del 1812. Tuttavia, la mancanza di attenzione verso le masse contadine e l’assenza di riforme agrarie indebolisce la rivoluzione. Questa debolezza permette all’esercito austriaco di intervenire nel 1821 e di ripristinare l’assolutismo. La setta si diffonde anche nello Stato Pontificio, in Piemonte, in Toscana, a Parma, Modena e nel Lombardo-Veneto.

Le insurrezioni piemontesi del 1821 coinvolgono nobili liberali, borghesi e ufficiali affiliati alla Carboneria e puntano a una monarchia costituzionale sotto Carlo Alberto di Savoia. Tuttavia, l’ambiguità politica di Carlo Alberto e la scarsa mobilitazione popolare portano al fallimento della rivolta, subito repressa dall’esercito austriaco. Negli anni 1830-31, la società segreta organizza nuove insurrezioni nei ducati emiliani, guidate da patrioti come Ciro Menotti. Per la prima volta emerge chiaramente l’idea di un’Italia unita, ma la rigidissima segretezza e la limitata base sociale impediscono un’efficace coordinazione nazionale.

Anche queste rivolte vengono duramente represse e molti protagonisti subiscono arresti o giustizia sommaria. I moti carbonari del 1820-31 mostrano chiaramente i limiti del movimento: l’azione segreta e la mancanza di coinvolgimento delle masse contadine riducono l’efficacia politica delle insurrezioni. Tuttavia, queste esperienze costituiscono un laboratorio politico per la borghesia e stimolano la diffusione dell’ideale di unificazione nazionale.

La crisi della Carboneria apre la strada a nuove strategie, come quelle di Giuseppe Mazzini, che nel 1830 fonda a Marsiglia la Giovine Italia. Movimento pubblico e ideologico che ha come obiettivo la creazione di una repubblica democratica italiana. A differenza della Carboneria, Mazzini punta sulla trasparenza ideologica e sulla formazione di coscienze civiche, ma deve comunque affrontare difficoltà oggettive nel coinvolgere le masse contadine.

Riunione affiliati

Declino e trasformazioni

I moti del 1831 segnano il declino della Carboneria: la rigidissima segretezza paralizza l’organizzazione e l’assenza di un coordinamento nazionale ostacola le azioni rivoluzionarie. La speranza di ottenere sostegno dai sovrani si rivela illusoria, mentre la ristretta base sociale e la mentalità aristocratica della dirigenza limitano ulteriormente il movimento. In questo contesto emerge Giuseppe Mazzini, già affiliato alla Carboneria, che nel 1830 fonda a Marsiglia la Giovine Italia. A differenza della Carboneria, il progetto mazziniano è pubblico e dichiaratamente ideologico: punta alla creazione di una repubblica democratica e all’unificazione nazionale.

Tuttavia, anche Mazzini incontra difficoltà nel coinvolgere le masse rurali, che rappresentano la parte più ampia della popolazione e restano lontane dalla nuova coscienza politica. Intorno a questi anni, l’idea di un’Italia unita appare ancora un’utopia sostenuta solo da minoranze colte o politicamente attive. L’idea di Repubblica, inoltre, è spesso percepita con diffidenza, soprattutto nei ceti conservatori e nel clero. I contadini non possiedono strumenti per incidere sulla politica e subiscono passivamente le decisioni statali, senza percepire benefici immediati dal progetto nazionale. Lo Stato unitario appare dunque come un progetto pensato da élite lontane dal mondo popolare.

A tutto questo si aggiunge la diffidenza internazionale: agli occhi delle grandi potenze europee, la Carboneria rimane un movimento sospetto, quasi “ghettizzato”. In Italia, poi, la situazione è ancora più difficile perché il mondo cattolico combatte con decisione ogni forma di repubblicanesimo, considerato sovversivo e empio. In questo scenario, i carbonari diventano gli ultimi grandi settari dell’Ottocento, proprio mentre la Chiesa tenta di estirpare ogni residuo di dissidenza. Nonostante il fallimento politico delle insurrezioni e la dissoluzione progressiva delle sue strutture, la Carboneria lascia un’eredità profonda.

Essa rappresenta uno dei primi tentativi di organizzare una rete politica moderna, capace di superare i confini locali e di diffondere l’idea di libertà, costituzione e patria. Le sue pratiche clandestine, i suoi rituali e le sue aspirazioni contribuiscono a formare una nuova cultura politica, preparando il terreno per le generazioni successive. Senza la Carboneria, il Risorgimento avrebbe avuto radici più fragili e un cammino ancora più incerto.

La Carboneria, riassunto

Dopo la Restaurazione (1815) i sovrani europei revocano le costituzioni rivoluzionarie e reprimono libertà di stampa e associazione. Questa chiusura politica favorisce la nascita di numerose società segrete che mirano a rovesciare i governi assolutisti e a diffondere ideali di libertà e indipendenza nazionale. Tra esse emerge la Carboneria, destinata a svolgere un ruolo decisivo nelle prime fasi del Risorgimento. In un clima segnato dalle tensioni post-napoleoniche, molti patrioti italiani cercano nuovi strumenti per ottenere riforme costituzionali. La Carboneria si organizza come forza clandestina, combina rituali simbolici cristiani con una struttura gerarchica — dalla Vendita alla Baracca, dai Buoni Cugini al Gran Maestro — e coinvolge artigiani, contadini, borghesi e anche alcuni nobili riformisti.

La segretezza consente protezione, ma allo stesso tempo limita il coordinamento nazionale. Il movimento mostra affinità rituali e simboliche con la Massoneria, nata con la Grande Loggia di Londra (1717) e diffusasi in Italia dal 1730. Tuttavia, la Carboneria riadatta i miti massonici alle proprie finalità politiche locali, facendo di Cristo il simbolo dei diritti naturali contro la tirannide. La società entra nella storia politica europea con i moti del 1820-1821. A Napoli (1820), guidata da ufficiali come Guglielmo Pepe, ottiene una Costituzione ispirata a quella spagnola del 1812; ma l’assenza di riforme agrarie e il mancato coinvolgimento dei contadini indeboliscono la rivoluzione, permettendo agli austriaci di restaurare l’assolutismo nel 1821.

In Piemonte, le insurrezioni del 1821 falliscono per l’ambiguità di Carlo Alberto e per la scarsa partecipazione popolare. Una nuova ondata insurrezionale investe i ducati emiliani nel 1830-31, con figure come Ciro Menotti. Per la prima volta emerge chiaramente l’idea di un’Italia unita, ma la rigidissima segretezza e la limitata base sociale impediscono un coordinamento efficace. Le rivolte vengono represse e i leader arrestati o giustiziati. Il fallimento dei moti dimostra i limiti strutturali della Carboneria: clandestinità paralizzante, élitismo dirigente, isolamento internazionale e ostilità del mondo cattolico, che vede nella società un pericolo sovversivo.

In questo vuoto politico emerge Giuseppe Mazzini, già carbonaro, che nel 1830 fonda a Marsiglia la Giovine Italia, movimento pubblico e dichiaratamente repubblicano. Il progetto mazziniano sfrutta l’eredità carbonara ma incontra a sua volta difficoltà nel coinvolgere le masse contadine. Nonostante il declino dopo il 1831, la Carboneria lascia un’impronta duratura: crea reti politiche, forma una nuova cultura della partecipazione e diffonde l’idea di patria, costituzione e libertà. Senza il suo contributo, il Risorgimento avrebbe radici più deboli e uno sviluppo molto più lento.

Collegamenti utili per ulteriori approfondimenti

  • Enciclopedia Treccani – Voce “Carboneria”
    https://www.treccani.it/enciclopedia/carboneria
  • Archivio storico del Risorgimento Italiano (Istituto per la Storia del Risorgimento) – Documenti e studi sulla Carboneria https://www.risorgimento.it

Bibliografia

O. Dito, Massoneria, carboneria ed altre società segrete nella storia del Risorgimento italiano, Casa Editrice Nazionale Roux e Viarengo, Torino – Roma, 1905

G. Leti, Carboneria e massoneria nel Risorgimento italiano, Res Gestae, (sede editore: Roma/Italia), 2016

M. Basile, Tra Carboneria e massoneria nel Risorgimento siciliano: Francesco Paolo Schifani, Aracne, Ariccia (Roma), 2020

Contenuti audiovisivi consigliati

  • https://youtu.be/B81M8pjCDQs?si=dE46AA6w-0xnAZHq

La chiusura verso le libertà del periodo illuministico, rivoluzionario e napoleonico provocò in Europa diverse rivolte durante gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, molte furono organizzate da società segrete. Queste rivolte furono quasi tutte soffocate nel sangue, ma il tentativo di restaurare l’Antico Regime fallì.

  • https://youtu.be/YMxaHXEuQcs?si=5DwWWPdI_geCFif5

Dopo il ritorno dei regnanti, sull’Italia cala la censura e il controllo della polizia. Idee liberali e democratiche sono bandite dai circoli e dai giornali, anche se qualche voce sfugge, come nel caso della rivista Il Conciliatore nata a Milano nel 1818. In questo clima nascono numerose società segrete, tra cui la Federazione Italiana, l’Adelfia e la più organizzata, la Carboneria, che riunisce liberali, democratici e nazionalisti lontano da occhi indiscreti. Il 1° gennaio 1820, a Cadice, i militari spagnoli si ribellano contro Ferdinando VII, opponendosi alla censura e all’inquisizione, e la Santa Alleanza decide di intervenire. Il 1° luglio 1820, a Nola, Michele Morelli e Giuseppe Silvati guidano una rivolta contro Ferdinando I di Napoli: Guglielmo Pepe e la vecchia guardia napoleonica appoggiano i ribelli. Il 15 luglio 1820, scoppia a Palermo una rivolta indipendentista. Nel 1821, i moti piemontesi partono il 10 marzo da Alessandria, poi Vercelli e Torino, guidati da Santorre di Santarosa e con l’auspicio dell’appoggio di Carlo Alberto di Savoia. I ribelli chiedono la promulgazione della Costituzione di Cadice. Vittorio Emanuele I abdica, ma il successore Carlo Felice non è a Torino; la reggenza passa a Carlo Alberto. Gli insorti vengono sconfitti l’8 aprile 1821 a Novara dagli austriaci e dai sabaudi fedeli a Carlo Felice. La Santa Alleanza reprime così rapidamente i primi moti rivoluzionari

  • https://youtu.be/BnupY1XJTkM?si=SHHrKFGHkn4ctz8e

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • G. Leti, Carboneria e massoneria nel Risorgimento italiano, Res Gestae, (sede editore: Roma/Italia), 2016.
  • M. Basile, Tra Carboneria e massoneria nel Risorgimento siciliano: Francesco Paolo Schifani, Aracne, Ariccia (Roma), 2020. 
Letture consigliate
Concetta Conforti

Concetta Conforti

Ho 29 anni, vivo a Castrolibero, un piccolo comune in provincia di Cosenza. Attualmente sono docente presso una scuola secondaria di primo grado. Ho conseguito la laurea in Scienze Storiche presso l’Università della Calabria, con una tesi dedicata alla pittura popolare congolese. Durante il tirocinio svolto presso il Laboratorio delle Fonti per la Storia Contemporanea dell’Università della Calabria, ho maturato competenze nella gestione, elaborazione e indicizzazione di archivi digitali, contribuendo al perfezionamento del portale CongoArtPop per il quale sono divenuta collaboratrice. Ho proseguito poi la mia formazione con un Master di II livello su La funzione docente e il piano triennale dell’offerta formativa, didattica, inclusività e valutazione, e ha ottenuto l’attestato di partecipazione al seminario di formazione Una scuola per tutti (aprile 2020), nell’ambito del progetto regionale volto a promuovere competenze per una scuola inclusiva.

DELLA STESSA CATEGORIA

Storia Contemporanea

Virginia Hall: la spia piú pericolosa di Francia

Storia Contemporanea

Il premio come motore dell’innovazione: la storia degli incentivi tecnologici in Italia

Storia Contemporanea

Vita avventurosa di Ernő Egri Erbstein, il genio calcistico del Grande Torino

Fatti per la Storia

© 2019-2025 Fatti per la Storia - La Storia di Tutto, per tutti.

Fatti per la Storia è il portale per gli appassionati di Storia. Spunti, approfondimenti e video-lezioni su personaggi storici ed eventi che hanno segnato le varie epoche del passato (antica, medievale, moderna e contemporanea).

  • CHI SIAMO
  • NOTE E CONDIZIONI
  • METODOLOGIA E COMITATO SCIENTIFICO
  • COLLABORA CON NOI
  • CONTATTI
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY

Seguici su

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • I PIÙ CERCATI
    • Seconda Guerra Mondiale
    • Guerra Fredda
    • Fascismo
    • Nazismo
  • STORIA E CULTURA
    • Libri
    • Film di Storia
    • Serie TV
  • RUBRICHE
    • History Pop
    • La Storia di Tutto

© 2019-2025 Fatti per la Storia - La Storia di Tutto, per tutti.