CONTENUTO
Dal consolidamento dei fronti alla scelta del piano
Siamo nel 1915 e la Prima Guerra Mondiale non è iniziata nemmeno da un anno che già le tattiche si stanno trasformando da una guerra di movimento e posizionamento a una guerra di trincea. Sul Fronte Occidentale la guerra inizia seguendo il Piano Schlieffen e una poderosa offensiva verso Parigi attraverso il Belgio e il Lussemburgo ma si devono fermare nel settembre del 1914 dopo la prima battaglia della Marna.
In Europa orientale e centrale l’Impero tedesco riesce ad avanzare e a ottenere importanti vittorie contro l’Impero russo, ad esempio a Stallupönen e a Tannenberg nel 1914, ma anche in questo caso c’è uno stagnamento e un trinceramento del fronte. Per cui abbiamo momentaneamente una situazione di stallo con i due fronti principali bloccati mentre l’Italia è ancora neutrale. La Germania oltre ai fronti terrestri deve preoccuparsi anche del blocco navale britannico ma riesce comunque a riconvertire il proprio sistema economico permettendole di resistere.
A questo punto la situazione dovrebbe rimanere stabile ma sta per arrivare un altro protagonista dello scenario bellico ovvero l’Impero Ottomano. Già dall’inizio del conflitto l’Impero Britannico attua operazioni di intelligence per capire le intenzioni di questa potenza che è tra l’Europa e le sue colonie in Medio Oriente. Infatti già dall’inizio dell’agosto del 1914 i Turchi permettono alle navi tedesche di riparare nei loro porti e stanno posizionando mine navali nello stretto dei Dardanelli. Quello che i Britannici e i Francesi non sanno è del trattato segreto tra Turchia e Germania come alleanza militare contro l’Impero russo.
Infatti il Gran Visir Said Halim Pascià e il Ministro della Guerra Ismail Enver Pascià, dopo aver siglato questo accordo, stanno preparando diverse azioni navali nel Mar Nero che vedranno coinvolte le città di Odessa e Sebastopoli e le rotte commerciali. Queste avvengono effettivamente nell’autunno del 1914 ma non sono coordinate da ammiragli turchi ma da Wilhelm Souchon della Marina Imperiale Tedesca. La risposta britannica non si fa attendere con un cannoneggiamento navale al porto di Smirne e di Aqaba sul Mar Rosso. Ormai le ostilità sono ufficialmente aperte ma gli scontri avvengono in Mesopotamia e nel Caucaso e vedono coinvolte le forze britanniche, russe e ottomane.
Durante l’inverno 1914-1915 con lo stallo dei fronti in Europa, il nuovo scenario in Medio Oriente e la Russia che deve confrontarsi su più fronti, si decide che c’è bisogno di una mossa tattica per riuscire a rompere in qualche maniera uno dei fronti. Inizialmente il First Sea Lord John Fisher propone di attuare uno sbarco direttamente sulla costa tedesca ma viene accantonata, subito dopo il generale Horatio Kitchener presenta un progetto di sbarco nel Golfo di Alessandretta. La mossa può essere assolutamente ideale perché in tale maniera le comunicazioni turche verso il Medio Oriente saranno bloccate. E’ proprio le polemiche per la creazione del piano che il Primo Lord dell’Ammiragliato Winston Churchill propone una manovra audace e spregiudicata ma oggettivamente fattibile: andare a colpire direttamente nello Stretto dei Dardanelli che rimane sempre la via più diretta per passare dal Mediterraneo al Mar Nero e viceversa.
Perché verrà scelta proprio la terza opzione? Prima di tutto dobbiamo avere chiaro che quello che i generali britannici stanno ideando è quella che viene definita come Guerra Anfibia ovvero quando avviene uno sbarco di uomini e mezzi militari sulle coste nemiche. Azioni come queste sono avvenute in tutte le epoche e anche nei mesi precedenti ma questo è il primo caso in cui vengono dispiegate una grande quantità di risorse ed esseri umani e per cui si preannunciano già perdite significative a prescindere dal luogo di sbarco.
Lo stretto dei Dardanelli viene scelto non solo per i motivi geografici ma ci sono anche motivi politici e, ovviamente, militari. In quella zona c’è la capitale dell’Impero Ottomano: Ḳosṭanṭīnīye ovvero l’attuale Istanbul che le forze britanniche e francesi sperano di riuscire anche ad occuparla. In fondo loro non ritengono che questo alleato della Germania possa arrecare loro molta resistenza anche perché è un impero che sta attraversando enormi difficoltà tanto da essere soprannominato “Uomo malato” a livello internazionale.
Il successo dell’operazione porterà anche alla possibile entrata in guerra della Grecia, della Romania e della Bulgaria contro l’Impero Ottomano. Oltre a questo ci sarà il contatto diretto tra le forze franco-britanniche e quelle dello Zar, con il generale e granduca Nicola Romanov. Da lì avranno poi via libera attraverso il Danubio per andare a colpire un altro importante alleato della Germania: l’Impero Austro-Ungarico.
Il punto perfetto dove colpire è proprio l’imboccatura dello stretto e viene scelto il lato europeo dove si trova la penisola di Gallipoli. Probabilmente perché in caso di sbarco questa è la via terrestre più diretta per raggiungere la capitale ottomana e cingerla d’assedio, non dimentichiamo che una cosa simile risale al 1453 quando proprio gli stessi Ottomani conquistarono la città non prendendola dal mare ma circondandola via terra e sfondando le antiche mura di Teodosio II.

Campagna di Gallipoli: le operazioni navali e lo sbarco
Per le operazioni di sbarco il comandante dell’esercito britannico Kitchener decide di organizzare un’intera armata per lo sbarco che verrà chiamata Mediterranean Expedition Force abbreviata in M.E.F al comando del generale Ian Hamilton. All’interno di questa forza militare sono presenti gli uomini della 29° Divisione Britannica, una divisione della Royal Navy, l’Australia and New Zealand Army Corp o semplicemente ANZAC al comando del generale William Birdwood, la 3° divisione della Royal Naval Air Service e infine i soldati francesi del Corps expéditionnaire d’Orient con a capo il generale Albert d’Amade per un totale di 75.000 uomini.
Ovviamente cercare subito di sbarcare così non è plausibile poiché nel frattempo i Turchi hanno fortificato l’intera zona e a loro volta mobilitato la 5° armata ottomana composta da 6 divisioni, complessivamente 80.000 soldati di leva. Il dispiegamento di queste forze viene affidato al generale Otto Liman von Sanders, pronto a coordinare le forze turche per ordine del Kaiser Guglielmo II. Egli posiziona la 3° e la 11° divisione sul lato asiatico dello Stretto dei Dardanelli, la 5° nel golfo di Saros, la 7° nella cittadina di Bolayir per i collegamenti tra la costa e la capitale, la 9° a Capo Helles con il quartier generale a Krithia ed infine la 19° sul crinale di Sari Bari. Sarà proprio quest’ultima divisione una tra quelle che affronterà i combattimenti più aspri e dove vedremo il già citato Mustafà Kemal dare prova della sua abilità come tenente colonnello.
Le prime manovre iniziarono il 17 febbraio 1915 in primo luogo si effettua una ricognizione aerea con gli idrovolanti portati dalla HMS Ark Royal. Il loro compito è quello di segnalare le posizioni dell’artiglieria e della fanteria e poi dare le informazioni alle navi della marina. A questo punto inizia un vero scontro tra le fortificazioni all’imboccatura dei Dardanelli dove ci sono due forti con diversi cannoni. Per evitare che l’artiglieria vada a ostacolare le operazioni di sbarco viene inviata una piccola flotta di 12 corazzate 4 francesi e 8 britanniche, visto che si trattava di un’operazione rischiano l’alto comando preferisce inviare delle navi di classe pre-dreadnought che non vengono più prodotte dal 1905 per cui obsolete e sacrificabili.

Nonostante il tempo avverso la marina riuscì a rendere utilizzabili i forti di Sedd el Bahr e Kum Kale che sono all’imboccatura dello stretto. Facendo ciò la flotta può proseguire lungo quella rotta e colpire le altre fortificazioni e ripulire le acque dalle mine navali. L’ammiraglio Carden, al comando delle operazioni, si dimostra fiducioso nell’avanzata via mare e decide di inviare una flottiglia di sei dragamine scortati dall’incrociatore HMS Amethyst ma l’artiglieria ottomana ne affonda quattro portando l’ammiraglio alle dimissioni per questo fallimento.
Le azioni della marina non si arrestano di fronte a questa difficoltà il nuovo ammiraglio britannico, John de Robeck, assieme al collega francese Émile Guépratte muovono l’intera flotta nello stretto. Ma diverse manovre sbagliate, lo scoppio di alcune mine e l’artiglieria turca fanno colare a picco tre imbarcazioni e altre vengono pesantemente danneggiate. Sebbene la forza navale sia ridimensionata ma non sconfitta, non si vuole proseguire verso Istanbul perché non ci sono sufficienti informazioni e certezze sulla riuscita del piano, facendo probabilmente un grave errore visto che i Turchi non sono al massimo delle loro forze.

Dopo le dovute preparazioni e perlustrazioni dell’aviazione tedesca per conto dei difensori, lo sbarco vero e proprio comincia tra la notte del 24 e il mattino del 25 aprile del 1915. Essendo Gallipoli una penisola stretta e allungata le spiagge vengono suddivise in settori denominati in codice S, V, W, X, Y e Z. Nei settori S, V, W, X e Y sbarcano in poco tempo migliaia di persone appartenenti a battaglioni irlandesi, un battaglione del reggimento Hampshire che si ritrovarono a occupare le spiagge. Lo sbarco avviene secondo le strategie in uso fino ad allora con l’utilizzo delle scialuppe di salvataggio delle navi e il luogo del primo sbarco è Capo Helles, l’estremità meridionale della penisola. Le truppe dell’Intesa riescono a occupare buona parte della spiaggia e a creare una testa di ponte ma il prezzo da pagare è caro perché i Turchi asserragliati nei ruderi del forte Sedd el Bahr li bersagliano senza tregua.

Nella sezione W i 950 soldati del reggimento Lancashire perderanno più della metà dei loro uomini tra morti e feriti e per questo riceveranno sei Victoria Cross, la più alta onorificenza per le forze armate britanniche. Da questo riconoscimento nascerà il motto non ufficiale: Six VC before breakfast che si traduce in “sei Victoria Cross prima di colazione”. Gli sbarchi in questi settori riescono fin da subito ma non riescono a procedere per più di qualche chilometro a causa della strenua difesa turca.

Lo sbarco più cruento si avrà però solo nella spiaggia Z che verrà conosciuta in seguito come Anzac Cove ed è proprio in questo settore con la sua stretta lingua di sabbia circondata da falesie che diventerà l’immagine simbolo dello sbarco britannico a Gallipoli. In questo settore deve svolgersi il primo sbarco delle forze assedianti ma le truppe commettono l’errore di sbarcare più a nord. Non è chiaro se questo errore sia dovuto a un errato tracciamento della rotta o un dirottamento dovuto alla corrente.

Sta di fatto che i 1500 soldati australiani e neozelandesi non arrivano sulla vasta spiaggia di Gaba Tebe, più adatta a uno sbarco, ma si ritrovano ad Ari Burnu sotto le scogliere a strapiombo di Çunukbahir. Non scordiamo che anche quella zona era pesantemente difesa dagli uomini della 19° divisione ottomana che si trovano ad avere dei facili bersagli sulla spiaggia in particolare quando sopraggiunge la seconda ondata e gli assalitori si ritrovano senza spazio di manovra.

Sebbene i Turchi siano in vantaggio anche loro cominciano ad avere problemi di logistica come a gestire i rifornimenti di munizioni, infatti, si ritroveranno senza pallottole durante lo scontro e dovranno ricorrere al corpo a corpo con le baionette, ci vorrà tutta la bravura del tenente colonnello Kemal per riuscire a mantenere le posizioni e non perdere ulteriore terreno.
Le Battaglie principali della campagna di Gallipoli
Dopo il successo delle operazioni di sbarco avviene il trinceramento delle linee anglo-francesi, l’arrivo dei rifornimenti e dei rinforzi nonché un progressivo avanzare verso le linee turche sempre trincerate nei vicini villaggi e sulle alture. Anche i difensori ricevono rifornimenti e rinforzi anche se occasionalmente ricevono pure i colpi sparati dai cannoni delle navi inglesi, i Turchi non pensano minimamente a contrattaccare lasciando l’iniziativa alle truppe sbarcate.
Risultano evidenti due cose: la prima è che un’operazione militare di questa portata comporta anche un intervento esterno soprattutto dai Tedeschi che invieranno anche i loro sommergibili a pattugliare le acque dello stretto e del Mar di Marmara. Gli scontri comunque continuano anche sulla terraferma e si possono riassumere in attacchi, anche ripetuti durante tutta la campagna militare, al fine di conquistare determinati obiettivi strategici. Ovviamente la totalità di questi attacchi si riveleranno essere senza alcun esito definitivo e avranno come risultato un numero elevato di vittime da entrambe le parti. Addirittura i soldati di entrambi gli schieramenti concorderanno diverse tregue per il recupero delle salme e la sepoltura dei compagni morti. Queste di seguito sono i principali attacchi della campagna di Gallipoli:
Le tre battaglie di Krithia
Sebbene questo insediamento sia soltanto un piccolo villaggio senza alcuna importanza industriale o politica si ritrova a subire tre tentativi di conquista da parte delle truppe dell’Intesa per la sua importanza strategica. Krithia non dista molto lontano dalle spiagge dello sbarco, appena sei chilometri, e infatti era l’obiettivo primario delle truppe britanniche. Ovviamente in uno sbarco non si raggiungono mai subito gli obiettivi che i generali inizialmente stabiliscono ma in questo caso la forza d’invasione non si avvicina molto a conseguirli. Anche in questo caso c’è l’utilizzo coordinato delle forze navali che bombardarono una parte di Çanakkale, cittadina sulla costa asiatica dei Dardanelli, e la fanteria che dovette avanzare a piedi.
I Turchi nel frattempo stanno ricevendo rinforzi provenienti da Maydos, un’altra cittadina che si trova più in profondità e sul lato europeo dello stretto. Tenere Krithia è molto importante per controllare la parte meridionale della penisola e infine bloccare l’imboccatura meridionale dello stretto. Churchill spera ancora che questo piano possa funzionare così potrebbe puntare a Istanbul mentre dal Mar Nero sarà supportato dalla Marina Imperiale dello Zar. La prima battaglia con l’assalto alla città avviene alle ore 11:00 del 6 maggio 1915 con le truppe ANZAC vanno alla carica per ordine del generale Hunter-Weston e trovano i Turchi nelle trincee ad aspettarli coordinati da Erich Weber, generale di brigata.
L’attacco è un fallimento perché l’aviazione britannica non ha eseguito alcuna ricognizione nei giorni precedenti mandando le truppe australiane e neozelandesi alla cieca verso le trincee ottomane. Nei tre giorni seguenti gli attaccanti continuano a premere contro le linee turche perdendo un terzo dei loro uomini e arrivando addirittura a un assalto alla baionetta che finisce in una vera mattanza. Il 19 maggio avviene la seconda battaglia ma per iniziativa turca che scaglia 40.000 soldati contro i 17.000 degli ANZAC che passano da una posizione di attacco a una di difesa rimanendo con solo un paio di presidi nei pressi della costa.
Gli scontri si fermano nuovamente il 24 maggio per permettere la sepoltura dei caduti mentre un terzo e ultimo tentativo di conquista inizia il 4 di giugno. Quel giorno un contingente di 30.000 soldati britannici e francesi si muove contro le postazioni nemiche sempre con l’obiettivo di conquistare Krithia e Achia Baba. I difensori sono in inferiorità numerica ma hanno preparato una trappola ovvero delle false trincee che fanno perdere tempo agli attaccanti e creano una sorta di imbottigliamento tra quelle e le vere postazioni.
Questa volta i britannici e i francesi riescono ad arrivare alle prime case del centro abitato di Krithia ma il generale Hunter-Weston decide di non insistere sull’obiettivo mentre preferisce correre in aiuto dei Francesi e del resto delle forze britanniche. In questa maniera si fa sfuggire l’occasione di prendere un punto strategico vitale per la campagna avendo come risultato la conquista di massimo 500 metri di terreno. Il 6 giugno avviene un tentativo di contrattacco turco ma finisce con un nulla di fatto, le perdite complessive durante i tre attacchi sono circa 40.000.
Queste battaglie forzano anche Churchill, grande sostenitore dell’impresa, a presentare le sue dimissioni questo dopo i primi due tentativi falliti e la perdita di alcune navi della marina. Anche se i Turchi riescono a mantenere le loro posizioni più strategiche sono nuovamente in difficoltà per la perdita di uomini e di rifornimenti a causa delle tre battaglie precedenti. Purtroppo il tempo stringe è non si può attendere, bisogna a tutti i costi rispedire le truppe anglo-francesi verso il mare e l’unico modo per riuscirci era un attacco diretto alle postazioni avversarie. Il 28 giugno l’ufficiale al comando Mustafà Kemal, dopo aver ricevuto alcuni rinforzi, tenta un attacco che viene respinto a causa di errori strategici. Il giovane ufficiale decide rassegnare le dimissioni dopo aver mandato a morire inutilmente i suoi uomini ma vennero respinte e questa scelta si rivelerà saggia.
Gully Ravine
Sempre il 28 giugno i Britannici si ostinano ancora a voler prendere il villaggio di Krithia ma cambiando tattica e muovendosi da Capo Helles. In questa fase delle operazioni si muovono e finiscono a combattere nella fossa di Gully. Si tratta di una zona sul fianco sinistro delle alture con sopra il nemico che si difende e contrattacca. Sebbene questa non sia adatta a manovre tattiche per i fucilieri, i Britannici riescono comunque a conquistare alcune trincee turche e a far partire altre due offensive: un attacco da Capo Helles e un altro lungo il crinale di Achi Baba ma senza grandi guadagni territoriali. I Francesi invece non partecipano a queste ultime azioni perché in quei giorni avvengono diversi cambi di comando non riuscendo a partecipare alle azioni o a dare un aiuto agli alleati britannici.
Battaglia di Suvla
Questa battaglia rappresenta un tentativo di aggirare le difese ottomane inviando l’11° e la 53° divisione irlandese sotto la guida di Sir Frederick Stopford con l’ordine di attaccare l’8 agosto. Inizialmente queste due divisioni sono un rinforzo per le truppe dell’ANZAC Cove ma le teste di ponte su quel tratto di litorale non permettono di ospitare tutti gli uomini che approdano più a nord nella baia di Suvla. Questa volta l’obiettivo non è più il villaggio di Krithia ma le due alture di Çunukbahir e di Koja Çemen Tepe. A questo scopo i comandanti inglesi organizzano una serie di diversivi presso Capo Helles e Lone Pine, ognuno di questi attacchi costa migliaia di morti ma riesce a far sguarnire le difese turche che presidiano gli obiettivi.
Lo sbarco a Suvla riesce e i Britannici avanzano senza incontrare resistenza, gli ufficiali sul campo temono che si tratti di un’imboscata e pertanto preferiscono non procedere più avanti in un territorio adatto a imboscate. Nel frattempo un attacco dall’ANZAC Cove viene invece scoperto in anticipo dal colonnello tedesco Kannengiesser mentre questi dirige le sue truppe per rinforzare le difese di Capo Helles. Nonostante questi contrattempi le due alture vengono conquistate e qui avviene un’altra terribile tragedia perché la marina britannica, ignara della presa di Koja Çemen Tepe, scatena un pesante bombardamento navale trucidando i propri soldati e un battaglione di Gurkha, truppe nepalesi integrate nella Royal Army.
Battaglia di Çunukbahir
L’ultima grande azione militare della campagna di Gallipoli si svolge il 10 agosto del 1915 con Mustafa Kemal che dirige di persona l’azione. I Turchi agiscono direttamente con un attacco alla baionetta sorprendendo di primo mattino i Loyal North Lancashire e i Wiltshire che vengono completamente annientate o costrette alla ritirata. Dopo quest’ultima battaglia giunge a Gallipoli generale Sir Julian Byng, veterano del fronte occidentale, il compito affidato era quello di vedere la situazione. Il generale constata di persona che continuare a insistere comporta un dispiego troppo alto di risorse e uomini per cui decide di organizzare l’evacuazione.
Il reimbarco
Tra la fine di settembre e l’inizio del mese di ottobre la situazione è ad un’impasse ovvero senza alcuna possibilità d’uscita. Le spiagge di Capo Helles, l’ANZAC Cove e di Suvla tengono ancora le loro teste di ponte ma non è possibile procedere oltre, per questo viene studiato un piano per sbloccare la situazione con l’utilizzo esclusivo della marina militare. Mentre si discute arrivano due nemici più micidiali delle pallottole ovvero il maltempo e le malattie che cominciano a mietere vittime. Addirittura le piogge torrenziali arriveranno ad allagare numerose trincee con 100 soldati affogati per non parlare di una bufera di neve che provocò la dipartita di 12.000 uomini tra le truppe provenienti dall’Australia e dai domini inglesi in India.
Ormai è palese sia ai soldati, sia agli ufficiali sia al governo a Londra che non c’è altra scelta che ritirare le truppe dalla penisola per evitare ulteriori perdite di uomini e di materiali. Le prime operazioni di reimbarco cominciano dalle baie ANZAC e Suvla con una cadenza stimata di 300 uomini imbarcati ogni giorno. Queste prime operazioni avvengono di notte e si concludono tra il 19 e il 20 dicembre senza grandi problematiche. Il 27 dicembre inizia l’evacuazione di Capo Helles e del resto del fronte concludendosi definitivamente la notte tra l’8 e il 9 gennaio. Le cifre dell’evacuazione impressionano, solo dalle baie vengono evacuati 83.048 soldati, 4.695 cavalli e muli, 1.718 automezzi e 186 cannoni pesanti. Anche da Capo Helles le cifre sono meno alte ma comunque significative: 35.268 soldati e 3.689 tra cavalli e muli. A queste dobbiamo aggiungere i 1.509 veicoli abbandonati e i 508 muli abbattuti perché non vi è spazio per evacuarli.
Il ricordo di Gallipoli
La campagna di Gallipoli ha senza dubbio un’importanza storica e bellica essendo la prima operazione anfibia su larga scala dell’Età Contemporanea e per questo viene sempre studiata sui manuali di storia e delle strategie militari. Ma la sua importanza non è solo per questa motivazione ma anche per il ricordo che ha lasciato sulle persone coinvolte. Primi tra questi i soldati di entrambi gli schieramenti e le famiglie che non riuscirono a dimenticare il mezzo milione di morti totali per una campagna militare così breve. Ancora adesso nel Regno Unito, in Australia, in Nuova Zelanda e in Turchia vi sono commemorazioni, monumenti, sacrari e istituti che si occupano di tenere vivo il ricordo di questo evento.
Anche ai due protagonisti della nostra rimarrà molto impressa la Campagna di Gallipoli, Churchill saprà sfruttare questa esperienza quando dovrà ideare lo Sbarco in Normandia assieme ai suoi alleati statunitensi. Ma sarà ancora più importante per i soldati turchi e per Mustafa Kemal che da quel momento in poi vedrà accrescere la sua fama come ufficiale e politico fino a diventare il primo presidente della Repubblica Turca con il nome di Atatürk.
Bibliografia
In Italiano
- Alberto Caminiti, Gallipoli 1915 – la campagna dei Dardanelli, Genova, Koinè, 2008.
- Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, Mondadori, 2009.
In Inglese
- Cecil Faber Aspinall-Oglander, Military Operations Gallipoli. Volume I: Inception of the Campaign to May 1915. Volume II: May 1915 to the Evacuation, Londra, IWM & Battery Press 1992, 1929
- Harvey Broadben, Gallipoli: The Fatal Shore, Camberwell, Viking/Penguin, 2005
Siti Web di alcuni musei australiani, neozelandesi e turchi che possono fornire informazioni e dati aggiuntivi sulla Campagna di Gallipoli.
- https://www.awm.gov.au/
- The Kemal Ataturk Memorial | National Capital Authority
- Krithia [Alτitepe] – Auckland Museum
- National Army Museum Waiouru: NZ Military History & Family Attraction
- Çanakkale Gallipoli (Çanakkale) Epic Promotion Center | Turkish Museums
- About Gallipoli – Gelibolu Peninsula > Canakkale, Kabatepe Museum
Link di Vimeo su una serie tv australiana sulla Campagna di Gallipoli
Link dell’Internet Archive dove è possibile consultare diversi approfondimenti e materiale documentario su Gallipoli
Per il gioco WW1 Gallipoli, non ancora uscito sul mercato videoludico, gli sviluppatori hanno realizzato con accuratezza una ricostruzione dell’ANZAC Cove come una delle mappe giocabili. Il trailer invece mostra con accuratezza storica e un po’ cinematografica come sono avvenute le azioni.
- Gallipoli – Anzac Cove Map Flyover
- Gallipoli – Extended Reveal Trailer | Steam, PS5, Xbox Series X|S & Epic Games Store
Sul canale Youtube dell’Imperial War Museum è possibile vedere un breve documentario che spiega le diverse ragioni dell’insuccesso della campagna.
Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!
- Alberto Caminiti, Gallipoli 1915 – la campagna dei Dardanelli, Genova, Koinè, 2008.
- Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, Mondadori, 2009.







