CONTENUTO
Scaramanzia e Superstizione
Partiamo dalle definizioni più importanti relative all’argomento. Superstizione e scaramanzia. Spesso i due termini vengono confusi, mentre in realtà esprimono due concetti diversi, ma intimamente correlati tra loro. La Superstizione è una credenza che, più o meno razionalmente, condiziona alcuni comportamenti che adottiamo. Nasce con l’Umanità ed è servita da “schermo” nei confronti di eventi calamitosi naturali che gli uomini non riuscivano a spiegarsi e che, pertanto si ritenevano provocati da interventi divini.
Il gesto scaramantico è l’azione effettuata per allontanare la sfortuna e segue un rituale di norma molto semplice consolidatosi nel tempo. Facciamo un banale esempio per chiarire i due concetti: se inavvertitamente rovesciamo il sale questo gesto è un atto superstizioso. Se vogliamo annullarne la negatività occorre prendere tre pizzichi della salgemma versata e buttarli dietro alla spalla sinistra. Questo è l’atto scaramantico.
Un aiuto nella cancellazione o mitigazione degli influssi negativi ci viene dagli amuleti (dal latino “amuletum” a sua volta derivante dalla parola “amoliri”, cioè allontanare) e dai talismani (dall’arabo “talsam” che significa “incantesimo”). La differenza tra i due la si può intuire dai nomi: l’amuleto ha una funzione passiva di protezione della persona allontanando malattie e negatività, mentre il talismano ha una funzione più attiva che attira fortuna ed energie positive. Gli amuleti hanno un potere detto apotropaico, che serve cioè ad allontanare e a preservare dagli influssi negativi, stesso potere hanno lo hanno alcuni gesti (fare le corna, per gli uomini toccarsi i genitali, toccare ferro o legno).
Fascino
Per ultimo dobbiamo parlare del Fascino, Malocchio e Jettatura. Partiamo dal Fascino che ha un significato bivalente: può essere “fascinum” inteso come influenza malefica emanata dallo sguardo degli invidiosi oppure “Fascinus” altro nome con cui i Romani chiamavano il dio Priapo. Questa divinità è figlio di Afrodite e Dionisio e nasce con fattezze orribili per via del sortilegio scagliato dalla dea Era, risentita perché Paride aveva scelto Afrodite quale più bella tra l’Olimpo. Priapo compensa l’incredibile bruttezza e la scarsa intelligenza con una virilità fuori dal comune. Viene infatti raffigurato con un organo riproduttivo enorme ed è il protettore dell’agricoltura e dell’allevamento. La sua caratteristica sessuale, infatti, viene interpretata dai Romani come auspicio di fertilità e cippi fallici vengono posti al delimitare dei campi o nei giardini (oggi sono sostituiti da statue di nani).

Il Malocchio
Il Malocchio, invece, è il potere di trasmettere influssi negativi tramite lo sguardo ed è una credenza che risale agli antichi Egizi. Questo popolo per proteggersi dal Malocchio utilizzavano il Kajal, che si può considerare il primo cosmetico della storia. Composto da malachite, antimonio, galena e grasso animale era di colore scuro e veniva applicato tramite un bastoncino lungo i bordi delle palpebre sia dagli uomini che dalle donne. Serviva per evitare infezioni , rendere più profondo lo sguardo e proteggersi dal riverbero del sole, nonché per tenere lontano il “Malocchio”.
I Romani, utilizzavano come oggetto scaramantico raffigurazioni del fallo che, come detto, era considerato simbolo di fertilità e di continuazione del ciclo vitale. Durante gli scavi archeologici di Cartagine si sono trovati, invece, alcuni esemplari delle prime “Mani di Fatima”, un amuleto che rappresenta una mano aperta recante nel palmo un occhio anch’esso aperto. Questo ciondolo è ancora particolarmente utilizzato in tutto il mondo arabo. Infine gli antichi Greci, i Fenici e gli Egizi dipingevano un occhio sulla prua delle navi per scongiurare i pericoli del mare. Ancora oggi in Grecia vi è l’usanza di indossare o applicare alla porta di casa un occhio blu.
La Jettatura
La Jettatura nasce durante l’Illuminismo e si può considerare una evoluzione colta del Fascino latino e del Malocchio. Nell’”Epoca dei Lumi” alcuni intellettuali napoletani vogliono, tra il serio e il faceto, dare una spiegazione scientifica agli influssi negativi. Ipotizzano, pertanto, che l’energia negativa parte dagli occhi ( ecco il mal-occhio) ed entra nei corpi delle vittime attraverso i pori. I malcapitati vengono suddivisi in due categorie: i “trattenitori” che sono gli jettatori o quelli colpiti dalla jettatura e i “conduttori” che ne vengono attraversati, ma non colpiti.
I letterati ( Antonino Schioppa, Gian Leonardo Marugi e Nicola valletta per citare i più noti) forniscono indicazioni anche sui soggetti che possono essere colpiti dalla Jettatura: portatori di monete o gioielli in oro (importante conduttore di energia) e principalmente maschi in quanto più pelosi (il pelo è un conduttore potente). Fisicamente lo jettatore è brutto e pallido e porta grandi occhiali per ampliare la potenza dei raggi che emana dagli occhi; per questo motivo molti miopi venivano tacciati di essere jettatori. Anche per le donne la caratteristica principale è nello sguardo: losco e maligno.
Credenze sul sale
Passiamo ora ad esaminare l’origine di alcune credenze tra le più note. La prima riguarda il sale. Da sempre preziosissimo e raro, ha una duplice simbologia. Grazie alla sua proprietà di assorbire l’acqua è stato utilizzato da tempo immemore per la conservazione di alimenti, ma non solo: gli antichi Egizi utilizzavano un particolare tipo di sale nel rito dell’imbalsamazione. L’elemento era così richiesto che i Romani costruiirono una strada per portarlo dall’Adriatico alla loro città (via Salaria) e lo utilizzavano come compenso ai legionari ( i “salariati”). E’, inoltre, indispensabile per condire gli alimenti e questa particolarità lo porta ad essere un simbolo di saggezza per la religione cristiana che lo utilizza durante la cerimonia del battesimo; peraltro il Toscana il pane senza sale viene chiamato “sciocco”.
Per questi motivi il rovesciarlo è considerato da sempre uno spreco e, dunque, di malaugurio. Non è un caso che Leonardo da Vinci, nel suo “Cenacolo” raffiguri Giuda, il traditore, che versa inavvertitamente il sale, presagio di sventura. Vi è anche un altro significato collegato allo spargimento del sale dovuto al fatto che dove viene versato non cresce più vegetazione. Si dice che, una volta distrutta una città nemica, si cospargessero le rovine di sale per decretarne la fine perpetua. In realtà sarebbe stata una operazione estremamente costosa e si pensa che in realtà, come nel caso dei Romani con Cartagine, dopo aver distrutto la città nemica, si effettuasse un “rito maledicente” tracciando un solco sul terreno con l’aratro e cospargendolo di sale
Come per il sale anche l’olio non deve essere versato in quanto elemento prezioso, anch’esso collegato al divino. Ancor’oggi l’apice della cerimonia di incoronazione dei regnanti del Regno Unito si raggiunge con l’unzione durante la quale il futuro sovrano viene nascosto agli occhi dei sudditi da paraventi, spogliato ed unto con olio proveniente dalla Terra Santa. Il suo utilizzo si perde nella Storia, ma ricordiamo solo che è stato da sempre oggetto di commercio nel Mediterraneo ed i Romani utilizzavano apposite navi (olearie) per il suo trasporto.
Al contrario dei precedenti, versare il vino viene considerato di buon auspicio. Gli antichi Greci lo consideravano un dono degli Dei i quali inizialmente detenevano l’esclusiva della coltura delle vigne ma poi, forse perché troppo pesante come lavoro, lo donarono agli uomini dietro promessa di riceverne una parte. Progressivamente va a sostituire nei sacrifici il sangue (sia umano che animale) versato sulle are per placare l’ira delle divinità o chiederne l’aiuto nel pericolo. Per questo motivo ancora oggi, dunque, il versarlo ricorda l’unione tra uomini e divinità ed è visto dalla superstizione favorevolmente. D’altra parte il vino è una costante nel Vangelo, dalle nozze di Cana all’Ultima Cena. Ma ben prima di Cristo il “nettare degli dei” compare in un libro sacro.
Nell’Antico Testamento viene indicato Noè come scopritore del vino il quale iniziò l’allevamento della vite con alcune piantine scampate dal Diluvio Universale. Gli scavi archeologici hanno confermato questo episodio: il monte Ararat, dove si è arenata l’arca al termine del diluvio, è situato ai confini dell’Armenia, nella zona dove si sono scoperti i primi vasi per la conservazione del vino. Collegate al vino sono altre credenze. La prima riguarda il varo delle navi, per il quale si utilizza una bottiglia che deve infrangersi sullo scafo; tale usanza viene fatta risalire alla Mesopotamia. I costruttori del Titanic consideravano questo rito una mera superstizione e non lo effettuarono; il viaggio inaugurale sembra dar ragione ai superstiziosi.
Il “bon ton” e la superstizione dicono che la mescita del vino nei bicchieri non deve mai avvenire con il dorso della mano rivolta verso il basso, ma non si tratta solo di eleganza del gesto. Nel Medio Evo fino al Rinascimento uno dei modi di eliminare gli avversari consisteva nell’avvelenamento delle bevande o dei cibi. Venivano indossati degli anelli cavi che contenevano dosi di veleno da mischiare nei calici delle vittime. Per farlo mescevano il vino con il dorso della mano rivolto verso il basso per non far vedere il veleno che scendeva. Ancora oggi a Roma questo tipo di mescita viene chiamata “alla traditora”. Per evitare di finire avvelenati si utilizzava anche battere con violenza i calici (ai tempi in metallo e non in vetro). In questo modo se un commensale avesse usato il veleno rischiava che una parte del liquido, travasato dall’urto violento, finisse nel proprio boccale.
Il brindisi
Riguardo al brindisi, vi sono varie ipotesi sul suo nome. Una riguarda l’epoca romana quando i marinai, dopo aver attraversato il Mediterraneo, giungevano in vista dell’importante porto di Brindisi e, urlando “Brindisium !” iniziavano i festeggiamenti. Il brindisi deve essere effettuato sempre in piedi, salvo che nella marina britannica dove si sta seduti in quanto i velieri del ‘700 avevano i soffitti bassi e non era possibile star ritti.
Passiamo ora ad un’altra credenza famosa: passare sotto la scala porta male. Questa ha origine presso gli antichi Egizi che vedevano nel triangolo un simbolo magico che, con l’atto di passare sotto la scala appoggiata ad un muro, veniva spezzato. I Romani, più terra- terra, osservavano come durante gli assedi chi restava tra i legionari a sostenere le scale per oltrepassare le mura fosse soggetto più degli altri ad essere colpito da pietre, frecce od acqua bollente. Nel ‘600 i condannati a morte venivano fatti passare sotto la scala che li conduceva al patibolo.

Il gatto nero e il numero 13
Sono veramente tanti quelli che credono che il gatto nero porti sfortuna. Ma come nasce questa diffusa credenza? Dopo una lunga fase storica in cui questo felino è stato equiparato ad una divinità (basti pensare che nelle tombe egizie sono stati trovati gatti mummificati), con l’avvento della Chiesa cattolica nel Medio Evo questo animale così misterioso è stato considerato il rappresentante e, a volte addirittura la rappresentazione, del Demonio. Il gatto nero a proprio agio di notte, sicuro e con le sue movenze feline è il candidato ideale per la reincarnazione di Satana.
Inoltre è spesso animale di compagnia di donne sole, anziane, che vivono al limitare dei villaggi e che curano con erbe e medicamenti della tradizione popolare. Per questo vengono indicate come streghe ed il loro fedele animale come rappresentante dell’Inferno. Oggi tutto ciò sembra assurdo, ma ben due Papi, Gregorio IX e Innocenzo VIII emisero due bolle ove lo identificavano come Lucifero e ne ordinavano l’uccisione indiscriminata. Solo quando si scopre che la peste ed altre epidemie vengono trasmesse dai topi si torna ad apprezzare il lavoro dei gatti.

La negatività che si presuppone accompagni il numero 13 ha anch’essa origini antiche. Si trova nella mitologia nordica quando il cattivo dio Loki si presenta senza essere invitato ad un banchetto nel Walhalla. Gli altri convitati, anch’essi dei ed in numero di 12, cercano di scacciarlo, ma nel parapiglia che ne scaturisce perde accidentalmente la vita il migliore degli dei, l’amato Balder.

Secondo lo storico greco Diodoro Siculo, invece, la maledizione del numero 13 deriva da Filippo II, re di Macedonia e padre di Alessandro Magno, che viene ucciso da una sua guardia del corpo per aver osato aggiungere la propria statua a quelle dei dodici dei dell’Olimpo. In epoca più recente si registra l’arresto dei Templari da parte di re Filippo IV avvenuto il 13 ottobre 1307 (era un venerdì ). Quasi tutti gli i prigionieri, accusati di eresia, furono torturati ed uccisi dopo un processo farsa. In verità le accuse erano dettate dal desiderio del re, con l’avallo del Papa; di impossessarsi delle immense ricchezze dell’Ordine. Ma la spiegazione più noto è collegata con il pasto più famoso della Storia; durante l’Ultima Cena i commensali erano tredici: Gesù con i suoi dodici apostoli.
Da qui nasce anche la credenza, strettamente correlata, che non bisogna mai essere in tredici a tavola, rafforzata da un episodio avvenuto a Londra alla fine dell’800. Si narra che un ricco uomo d’affari sudafricano abbia organizzato una cena presso il famoso hotel Savoy di Londra con altri 13 commensali. All’ultimo momento un ospite non potè partecipare. Durante la cena si scherzò sul fatto di essere solo in tredici a tavola. Al termine Woolf Joel, così si chiamava il magnate, si alzò per primo da tavola. Al suo rientro in Sudafrica, pochi giorni dopo, fu ucciso. L’evento fece scalpore ed il Savoy, che non voleva che il proprio nome venisse in qualche modo collegato con un evento luttuoso, prese le dovute contromisure. Da quel giorno, in caso di banchetti con 13 partecipanti, interviene Kaspar.
Kaspar è la statua in legno raffigurante un gatto, che non solo viene posta a sedere al tavolo, addobbata con tovagliolo al collo e dotata di piatti e posate sul tavolo, ma viene servita di bevande e pietanze come un normale commensale. Ma non tutti credono alla presunta sfortuna collegata a questo numero. Alla fine dell’Ottocento nacquero a New York e a Londra i “club dei Tredici”. Gli incontri avvenivano il 13 di ogni mese, il pranzo veniva servito alle 13 e i tavoli erano rigorosamente composti da 13 coperti l’uno. I membri venivano accompagnati al tavolo da un becchino dopo essere passati sotto una scala. L’inizio del pranzo veniva annunciato dai camerieri rompendo dei piatti ed era apprezzato chi rovesciava il sale durante il convivio.
L’Osso del desiderio
Concludiamo questo breve excursus storico nella superstizione con l’0sso del desiderio. L’osso in questione è formato dalle due clavicole del pollo che, fondendosi insieme con lo scopo di rinforzare il petto del volatile, formano una Y. Una tradizione vuole che due persone prendano ognuna una estremità dell’osso, esprimano un desiderio e tirino fino a quando l’osso si spezza : chi avrà la parte più lunga vedrà esauditi i propri desideri.
La fonte di questa credenza risale addirittura agli Etruschi. Questo popolo straordinario di raffinata cultura, per molti versi coperto tutt’ora dal mistero, è famoso, tra l’altro, per le arti divinatorie. Oltre 2.400 anni fa praticavano la “alettriomanzia” con cui prevedevano il futuro studiando il comportamento dei galli e delle galline e l’osservazione dei resti dei loro cibi.
Quando l’animale sacro veniva sacrificato per ottenere il favore degli Dei in occasione di eventi particolarmente importanti per la popolazione, ne veniva conservata la clavicola che, una volta essiccata, passava di mano in mano quale talismano portafortuna. Con la loro consueta praticità. I Romani, stante la rarità dell’amuleto decisero di spezzarlo, per moltiplicarne il numero. Si presume che questo rito sia giunto in Inghilterra tramite le legioni e sia attecchito nell’isola consolidandosi nel tempo.

Anche i Pellegrini protestanti che raggiunsero il Nuovo Mondo ne erano a conoscenza e presto scoprirono che la boscosa costa nord orientale dell’America era ricca di tacchini selvatici, simili ai polli e dotati anch’essi dell’osso a Y. Presero, pertanto, soprattutto in occasione del Giorno del Ringraziamento, a ripetere il rituale dell’”osso del desiderio” utilizzando le clavicole dei poveri tacchini cucinati e spolpati a dovere. Ecco che, per una serie di eventi accaduti nel corso dei secoli, un rituale millenario del centro dell’Italia è pervenuto fino agli odierni Stati Uniti d’America.
NOTE:
- Dembech – L’origine delle superstizioni – Ariete Multimedia 1998.
- A.M. Di Nola – Lo specchio e l’olio – Laterza – 1994.
- Burgio – Dizionario delle Superstizioni – Hermes 1992.
- Ortolani e R. Spingardi – Non è vero ma ci credo -Fausto Lupetti Editore 2014.
- Quaregna – Aglio fravaglio – Amazon 2024.







