La breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870: la presa di Roma

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Il 20 settembre del 1870 le truppe del Regno d’Italia, dopo qualche ora di cannoneggiamento, aprono una breccia nelle mura Aureliane presso Porta Pia ed entrano a Roma. La presa della città eterna, con la sua seguente annessione al Regno d’Italia, sancisce la fine del potere temporale dei papi.

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Verso la presa di Roma

All’inizio del settembre 1870 i francesi subiscono una pesantissima sconfitta a Sedan che li costringe ad arrendersi definitivamente alla Prussia di Otto von Bismarck. Con la caduta di Napoleone III e la fine del suo impero, Vittorio Emanuele II non ha più alcun ostacolo che gli impedisca di prendere Roma per annetterla al proprio Regno,

L’8 settembre il sovrano invia da Firenze una lettera al papa Pio IX con la quale lo informa della decisione di procedere all’occupazione di Roma. Dopo i vari tentativi di accordo andati a vuoto precedentemente, lo scopo principale della missiva è quello di giustificare formalmente l’intervento militare:

“Beatissimo Padre, veggo l’indeclinabile necessità, per la sicurezza dell’Italia e della Santa Sede, che le mie truppe, già poste a guardia dei confini, si inoltrino per occupare le posizioni indispensabili per la sicurezza di Vostra Santità e per il mantenimento dell’ordine. La Santità Vostra non vorrà vedere, in questo provvedimento di precauzione, un atto ostile.”

Il papa risponde l’11 settembre con un deciso rifiuto:

“Ciò che leggo è indegno di un figlio affettuoso che si vanta di professare la fede cattolica e che si gloria di regia lealtà. Io non posso ammettere le domande espresse nella sua lettera, né aderire ai principi che essa contiene.”

Il compito di prendere Roma è affidato al “Corpo d’Esercito d’osservazione dell’Italia Centrale“, comandato dal 59enne Raffaele Cadorna, un solido e stagionato ufficiale piemontese. A formare il corpo sono cinque divisioni alle quali vengono aggregate unità di cavalleria e battaglioni di bersaglieri.

La breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870

All’alba del 20 settembre 1870 le divisioni comandate da Cadorna prendono posizione lungo le mure Aureliane di Roma e alle 5 e mezza viene sparato il primo colpo di cannone. Le forze pontificie ricevono l’ordine resistere quel tanto che basta per mostrare al mondo che il papato si piega solo di fronte alla forza militare degli invasori.

La resistenza è particolarmente intensa nella zona di Porta San Pancrazio, dove il generale Nino Bixio riesce dopo un pò a ridurre al silenzio le batterie nemiche solo con un fuoco intensissimo di artiglieria.


Nel giro di tre ore il tratto di mura compreso tra Porta Pia e Porta Salaria comincia a cedere di fronte al bombardamento continuo:

“Dal polverio di frantumi e di calcinacci che s’innalzava ad ogni colpo, le macerie cominciavano a staccarsi dalle mura bersagliate: l’effetto dei proiettili si scorgeva ad occhio nudo. Quando, durante una breve pausa del cannoneggiamento, l’aria mossa strappava il denso velo di fumo, si vedeva facilmente che la breccia diventava sempre più larga…”

Una ricognizione effettuata alle 9,30 conferma che la breccia apertasi presso Porta Pia è praticabile; le forze italiane possono entrare così all’interno di Roma. L’attacco è costato al Corpo di spedizione 32 morti e 143 feriti, mentre alle forze pontificie 20 caduti e 49 feriti.

Si compie così l’ultimo atto del Risorgimento italiano; per usare le parole del politico e filosofo Francesco De Sanctis si chiude l’epoca della lunga crisi politica e spirituale dell’Italia cominciata nel XVI secolo:

“In questo momento che scrivo, le campane suonano a distesa e annunziano l’entrata degli Italiani in Roma. Il potere temporale crolla. E si grida all’unità d’Italia. Sia gloria al Machiavelli che per primo l’ha auspicata.”

A pochi giorni di distanza dalla breccia di Porta Pia e dalla presa di Roma, il 1 novembre Pio IX emana l’enciclica Respicientes nella quale dichiara “ingiusta, violenta, nulla e invalida” l’occupazione dei domini della Santa Sede. Nonostante ciò l’anniversario del 20 settembre diventa festività nazionale fino al 1930, quando viene abolito a seguito della firma dei Patti Lateranensi.