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Quante famiglie aveva Mussolini? I figli legittimi e naturali del Duce

La numerosa prole del Capo del Fascismo, tra figli amati ed ignorati, idolatrati o indesiderati ma tutti con una loro biografia in alcuni casi sfortunata e tragica ed in altri decisamente sopra le righe

di Umberto Diana
6 Settembre 2026
TEMPO DI LETTURA: 12 MIN
Mussolini con la famiglia

Mussolini con la famiglia

CONTENUTO

  • Benito Mussolini: un tombeur de femme
  • La famiglia ufficiale di Benito Mussolini
  • I figli di Mussolini nati fuori dal matrimonio
  • Bruno Vespa, il figlio della colpa?

Benito Mussolini: un tombeur de femme

Quinto Navarra, il Gran Ciambellano del duce, nelle sue memorie non ha dubbi: nei venti anni trascorsi a Palazzo Venezia, Benito Mussolini ha ricevuto una donna ogni giorno. Gli scrivono in migliaia, da ogni parte d’Italia e non solo, con l’intento di conoscerlo, e negli uffici del dittatore esiste una sezione speciale con il compito di selezionare e quindi concordare tali incontri.

Devono rigorosamente rimanere segreti e per questo la “preferenza“ viene concessa a donne sposate e non di giovanissima età e una regola ferrea è dettata personalmente dal duce: devono avere forme morbide, generose e femminili e la loro estrazione sociale deve essere borghese, che è da preferirsi alla nobiltà ma assolutamente da rifuggire il proletariato poichè le tristi storie di indigenza e difficoltà lo mettono di cattivo umore e gli impediscono di cogliere appieno l’attimo fuggente. I camerieri di Palazzo Venezia introducono le visitatrici nella Sala del Mappamondo, dove si trattengono per non più di mezz’ora, metà della quale è destinata ad un focoso amplesso consumato sul tappeto davanti all’enorme scrivania o su un cuscino appositamente collocato nel vano della finestra laterale.

Solo Claretta Petacci, su espresso ordine di Mussolini, attende il dittatore nella Sala dello Zodiaco, camera da letto personale del Cardinale Cybo che abitava il palazzo nel 1400. In quel luogo il sesso è più romantico e meno frugale e se Mussolini è di buon umore, dopo la tenzone si esibisce in un pezzo al violino. Il duce non ama i profumi, nè su di sè (usa solo acqua di Colonia dopo che Margherita Sarfatti lo ha praticamente obbligato), nè tantomeno addosso alle proprie amanti: “gli piacciono le donne allo stato brado“, ci confida Claretta.

Destituito la sera del 25 luglio 1943, una delle prime incombenze della segreteria è quella di rinviare l’incontro con la signora F.S. di Ferrara fissato per la mattina del 26 a, profetica allocuzione, data da destinarsi. Alcune dame ottengono da lui l’invito per altri incontri, ma per la maggioranza il rapporto si conclude in un’unica occasione ed anche per coloro con cui instaura un rapporto più duraturo, Mussolini non si comporta mai da gentiluomo: il suo agire è sempre sgarbato, frettoloso e finalizzato ad un unico obiettivo.

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La famiglia ufficiale di Benito Mussolini

Da buon maschio italiano del primo novecento, Mussolini sa che ogni sera si deve tornare al focolare domestico e le avventure sessuali devono essere ben distinte dai doveri verso la famiglia “ufficiale“. Famiglia ufficiale che il duce forma soltanto il 16 Dicembre 1915, dopo ben cinque anni vissuti “more uxorio” con Rachele Guidi. Cinque sono i rampolli venuti alla luce da questo tormentato rapporto. Edda, la primogenita, la più simile al padre sia fisicamente che caratterialmente, nasce in un contesto di povertà e idealismo, e la sua vita trascorrerà sempre al limite tra ascese vertiginose e precipitose cadute., diventando contessa Ciano ma vivendo anche di stenti al confino quando la parabola del fascismo si schianta.

Edda Ciano Mussolini

Edda nasce a Forlì il 1 settembre 1910 e viene registrata all’anagrafe come figlia solo del padre e non termina studi regolari perchè viene espulsa da tutti gli istituti scolastici cui viene iscritta a causa dei suo comportamento ribelle e mai avvezzo alla disciplina. Sposa il conte Galeazzo Ciano di cui è sinceramente innamorata, vivendo una storia fatta di tradimenti e scenate ma che nel momento drammatico della fucilazione di Verona si dimostrerà superiore al seppur fortissimo legame che ha con il proprio padre.

Dopo la caduta della R.S.I. Edda non conosce la vendetta partigiana, che risparmia invero tutti i figli e la moglie del duce, ma viene processata per la sua connivenza con il regime e condannata a due anni di confino a Lipari dove giunge colpita da un forte esaurimento nervoso (pesa 42 kg) e dove viene volutamente “ospitata” in un tugurio privo di agi per farle conoscere le sofferenze cui la gente comune è stata costretta a vivere a causa delle scellerate decisioni del padre. Imprevedibile come sempre, a Lipari Edda si innamora, ricambiata, di un partigiano comunista, Leonida Bongiorno che la ospita a casa sua e la convince a redigere un memoriale ed a nascondere i famosi Diari del marito Galeazzo.

Anche lei usufruisce dell’amnistia Togliatti e nel giugno 1946 torna a Roma dove rientra in possesso dell’attico di Via Angelo Secchi 9 donatole dal padre come dono di nozze e intraprende una lunga battaglia legale con lo Stato italiano per recuperare i beni della famiglia Ciano che le sono stati confiscati al momento della condanna. Nel 1950 la Cassazione le dà ragione e Edda Mussolini, recuperando le ingenti fortune del marito e del suocero, diventa una delle donne più ricche d’Italia: si riconcilia con i tre figli Fabrizio, Raimonda e Marzio da cui si era separata dagli anni del confino a causa della scandalosa liaison con il partigiano rosso. La sua missione da allora è ricucire i profondi strappi con la madre ed i fratelli non tralasciando di condurre una dispendiosa vita mondana tra Roma e Capri.

Muore il 9 Aprile 1995 e per sua espressa volontà non è sepolta a Predappio ma a Livorno, accanto al marito Galeazzo Ciano. Vittorio, il primo figlio maschio del duce nasce a Milano, dove il padre dirige L’Avanti, il 27 settembre 1916, ed in gioventu’ incarna il classico “figlio di papà“ cui tutto è permesso, anche se, ad onor del vero, ha un’intelligenza vivace che gli permette di laurearsi in Giurisprudenza. Non esita a compiere il proprio dovere di soldato, insieme al fratello Bruno, nel corpo dell’aviazione durante la Guerra d’Etiopia.

Vittorio è un grande appassionato di cinema, e nel 1937 si reca a New York per tentare una joint venture con le Major che pero’ non vogliono collaborare con il regime fascista, gia’ visto come possibile nemico della democrazia per via dell’appoggio a Francisco Franco nella Guerra Civile Spagnola. Dopo il 25 luglio 1943 ripara in Germania dove istituisce un governo fascista provvisorio e dopo l’8 settembre sempre dalla Germania dirige le trasmissioni radiofoniche propagandistiche indirizzate verso il Nord Italia.

Diventa segretario del padre a Salò e la storia si ricorda di lui per il torbido caso dell’oro della Banca d’Italia: il 6 Ottobre 1943 Mussolini chiede al Governatore della Banca d’ Italia Vincenzo Azzolini, di consegnare al figlio Vittorio le somme che aveva in disponibilità come Capo del Governo Italiano, circa 10.000.000 di lire, pari a circa 30.000.000 di euro odierni, e questa somma finisce su un conto intestato allo stesso Vittorio Mussolini che poco prima del 25 Aprile 1945 trasferisce il saldo in Argentina dove emigra e conduce vita agiata fino al 1967, quando per avvenuta prescrizione puo’ rientrare in Italia trasferendosi a Villa Carpena, residenza di famiglia vicino a Forlì dove muore nel 1997. E’ sepolto a Predappio accanto al padre.

Bruno, è il terzogenito di Mussolini e nasce a Milano il 27 Aprile 1918 e dei figli del duce è forse il più ideologicamente convinto ed a soli 17 anni le sue idee fasciste lo portano ad essere il più giovane pilota militare italiano ed a partecipare alla Guerra d’Etiopia dove è insignito di una Medaglia d’Argento al Valor Militare. Partecipa come volontario alla Guerra Civile Spagnola dove si rende protagonista di un famoso episodio di campanilismo militare sfidando pubblicamente in un duello dei cieli un pilota avversario.

La tenzone avviene il 20 settembre 1937 nei cieli di Valencia dove Bruno Mussolini affronta il capitano Derek Dickinson delle forze repubblicane spagnole e dopo una battaglia di qualche ora termina in parità in quanto i due velivoli accusano avarie che li costringono all’atterraggio. Studi successivi hanno pero’ steso un sospetto di combine sull’episodio, che forse ha ricoperto più un ruolo propagandistico che eroico.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, Bruno viene assegnato a Pisa dove comanda una squadriglia di bombardieri ed il giorno 7 Agosto 1941 mentre era in fase di atterraggio durante un volo di esercitazione, l’aereo da lui pilotato ha un guasto e si schianta in un campo di grano nei pressi dell’Aeroporto. Insieme al figlio del duce trovano la morte gli altri due membri dell’equipaggio ed il regime si appropria della disgrazia organizzando un funerale degno di un eroe di guerra e, complice la giovane età del ragazzo, ne fa un martire di cui servirsi.

Benito Mussolini è sinceramente e duramente colpito dalla tragedia e mentre la figura del figlio viene divinizzata per scopi propagandistici, egli vive un momento straziante: in poche settimane scrive il libro Parlo con Bruno, un toccante dialogo di un padre con il figlio morto tragicamente e che nei mesi successivi diventa una sorta di guida da seguire da parte di altri genitori per elaborare il dolore della perdita di un figlio in guerra.

Romano, il quarto figlio del capo del fascismo vede la luce a Forlì il 28 settembre 1927 ed è più conosciuto per vicende mondane che per episodi di storia patria. Ha fatto della musica jazz la sua passione ed anche il suo sostentamento economico quando le fortune familiari sono state azzerate dagli avvenimenti. Fin da piccolo studia pianoforte con cui accompagna il padre suonatore di violino in duetti di scarso spessore a Villa Torlonia. Dopo la guerra segue la madre e la sorella minore nel confino di Ischia dove conosce altri jazzisti con cui inizia ad esibirsi per sbarcare il lunario non usando pero’, per precauzione, il suo cognome e solo alla fine degli anni 50, convinto da colleghi del calibro di Franco Cerri, Lino Patruno e Pino Presti con cui crea un fortunato sodalizio, si presenta al pubblico come Romano Mussolini.

Si dedica anche alla pittura anche se le sue opere trovano mercato più per la firma che per i contenuti artistici. Sempre distante dalla parabola familiare, solo nel 1997 ha ritenuto di riavvicinarsi alla ingombrante figura paterna, rispolverando addirittura un ordine cavalleresco “ Ordine Militare e Civile dell’ Aquila Romana” fondato da Benito Mussolini a Salo’ nel 1944 e istituendo il Museo Villa Carpena a Forlì.

Al tramonto della sua esistenza sente anche il dovere di dare alle stampe un libro di memorie “ Duce, Il mio Padre “che è un buon spaccato sulla vita familiare di Casa Mussolini lontano dalle ingessature e dalle propagande del regime. Cognato di Sofia Loren grazie al primo matrimonio, riempie per anni le pagine dei rotocalchi di gossip e muore a 78 anni di età.

Anna Maria Mussolini è la quarta ed ultima figlia del duce, nata anche lei a Forlì il 3 settembre 1929 quando il padre era ormai diventato il padrone dell’Italia intera. La sua è un’infanzia destinata alla spensieratezza ed alla gioia ma all’età di sei anni contrae una grave forma di poliomielite virale che ne compromette lo sviluppo e che causa al padre una depressione tanto profonda da portarlo quasi ad allontanarsi dalla vita pubblica.

Mussolini infatti è cosi colpito dalla violenza della malattia della figlia da finanziare con decreto legislativo il professor Luigi Spolverini e l’ortopedico Giovanni Piantoni affinchè studino i progressi compiuti all’estero sulla cura di questo morbo e provvedano all’immediata apertura di strutture pediatriche in Italia per la cura dei bambini malati. Dopo la guerra la sorte di Anna Maria segue quella della madre Rachele e del fratello Romano: arresto, confino e difficoltà economiche. Come il fratello ha passione per la musica jazz e per il mondo dello spettacolo in generale, anche se la sua vistosa invalidità non le permette di affrontare il palcoscenico.

Conosce il presentatore radiofonico Giuseppe Negri, in arte Nando Pucci con il quale si sposa a soli 19 anni e con il quale ha due figlie. Usando il cognome del marito riesce ad entrare in RAI dove conduce un fortunato programma “Rotocalco musicale“ ma un’inchiesta del giornale comunista Paese Sera scopre la sua identità da nubile ed innesca una violenta campagna denigratoria a seguito della quale viene licenziata dai vertici di Viale Mazzini. Nel 1966 le sue già precarie condizioni di salute si aggravano a causa di un tumore al seno che la porta alla morte il 25 Aprile 1968 alla giovane età di 38 anni.

Mussolini con la famiglia

I figli di Mussolini nati fuori dal matrimonio

Numerosi sono i figli che Benito Mussolini ha generato a seguito di relazioni extraconiugali, alcuni riconosciuti, altri negati, altri ancora solo millantati da donne che erano disposte ad annullare la propria “onorabilita’ “ pur di dichiarare di avere dato un figlio al duce. Sicuramente il figlio naturale di Mussolini più noto è Benito Albino Dalser, nato nel 1916 a Milano quando Mussolini era in grandi difficoltà economiche e conosce Ida Dalser.

La relazione è tormentata (Mussolini è gia’ sposato) ma alla nascita del bambino questo viene riconosciuto dal padre con atto notarile. Per motivi di opportunità i rapporti con il bambino e la madre sono demandati ad Arnaldo il fratello factotum del duce, che peraltro si affeziona in modo sincero al nipote. La storia di questo sfortunato ragazzo è farcita di tragici avvenimenti: la madre è una donna per i tempi combattiva e risoluta che non rinuncia ad urlare il proprio stato di moglie legittima di Benito Mussolini anche quando questi, dopo il 1922, diventa Capo del Governo e duce del fascismo.

Mussolini tenta di tacitare la cosa assegnando al bambino ed alla madre una cospicua rendita finanziaria (100.000 lire in Buoni del Tesoro) ma, non ottenendo gli effetti sperati, non trova altra soluzione che fare internare da medici compiacenti la povera donna nel Manicomio San Clemente di Venezia. Il ragazzo, privato della madre, viene mandato in un collegio di Moncalieri, dove è personalmente seguito, come si è detto, dal fratello del duce, ma quando nel 1931 Arnaldo Mussolini improvvisamente muore, si decide di farlo adottare da Giulio Bernardi commissario prefettizio di Sopramonte che, forse in cambio di una cospicua somma, accetta di diventarne tutore.

Crescendo Albino Dalser vuole dimostrare al mondo la propria vera discendenza, ottiene di arruolarsi nella Regia Marina, dove sbandiera ai quattro venti di essere figlio del duce e minacciando chissa’ quali strali, cerca di ottenere favoritismi e vantaggi in cambio di raccomandazioni e promozioni. Il comportamento allarma i superiori e ancora una volta Benito Mussolini è avvisato delle conseguenze che potrebbero derivare all’onorabilità del duce,

Ancora una volta la medicina psichiatrica corrotta va in supporto al dittatore e per il vivace rampollo si aprono le porte del Manicomio di Mombello con una improbabile diagnosi di schizofrenia. Il ragazzo, per nulla malato, riesce a fuggire dai propri carcerieri il 27 Gennaio 1936, ma un importante dispiegamento di forze lo cattura qualche giorno dopo e per lui iniziano anni di vero calvario e costrizione..

Medicine ed isolamento sembra non riescano a piegare la volontà di Albino di vivere la propria esistenza come “ figlio del duce “ e la situazione ogni giorno diventa più ingestibile fino a quando, pare all’insaputa del duce e per intervento diretto del capo della polizia fascista Arturo Bocchini, i medici somministrano al malcapitato forti e ripetute dosi di insulina fino all’induzione al coma ed alla morte avvenuta il 26 Agosto 1942. Nel dopoguerra la magistratura democratica cerca di fare luce sugli episodi e punire coloro che hanno aiutato Mussolini a disfarsi di due scomodi ostacoli nell’ascesa politica.

Vengono individuati medici, gerarchi locali e funzionari di polizia che a vario titolo sono colpevoli di questi crimini, ma le loro azioni sono cancellate dall’ Amnistia Togliatti. Un’ altra importante progenie del duce è sicuramente Elena Curti, morta centenaria nel 2022. Era figlia della avvenente sarta Angela Cucciati che chiede udienza, nel 1921 ad un rampante Benito Mussolini, perché interceda in favore del proprio marito, fascista della prima ora, accusato di violenza dalla Questura di Milano.

La signora entra nelle grazie del futuro dittatore che per qualche mese la elegge come regina della sua alcova. Vent’ anni dopo, rimasta vedova, Angela decide di confessare alla figlia le sue vere origini, pensando che un padre tanto potente possa essere d’aiuto per una vita gloriosa e facile. Per nulla sconvolta dalla notizia Elena parte per Roma dove fa visita a Mussolini che peraltro mai ha negato la paternità pur non riconoscendola legalmente. Si reca a Palazzo Venezia e colpisce il duce con la sua personalità e la somiglianza fisica tanto da indurlo a farla lavorare nella segreteria particolare di Alessandro Pavolini così da poterla trattenere presso di sè senza destare sospetti e scandali.

Elena vive la parabola discendente del padre seguendolo a Salò dove diventa una sorta di segretaria personale molto presente e potente, tanto da suscitare le ire di Claretta Petacci che, non conoscendo la verità teme si tratti di una giovane suffragetta intenta a scalzarla nelle “simpatie“ del duce. E’ talmente vicina al padre da seguirlo su l’autoblindo tedesco che doveva farlo fuggire in Svizzera (si pensi che la stessa Petacci ed il fratello Marcello sono su un’altra vettura). Quando il convoglio viene bloccato dai partigiani, questi non capiscono cosa ci faccia una ragazza insieme al dittatore e in un primo momento la scambiano per un interprete o un’infermiera ed in questa veste viene arrestata.

Sconta cinque mesi di prigione e poi ripara in Spagna dove fa fortuna con un mobilificio, rientrando in Italia al momento della pensione. Elena Curti è stata, per sua stessa ammissione, fedelissima al padre al punto da chiedere ai partigiani di condividerne la sorte finale, ma le urla della Petacci che non voleva staccarsi da Mussolini e le richieste pressanti del duce stesso portano come sappiamo a decisioni diverse.

Esistono poi altri figli naturali di Mussolini cui la storia ha concesso poco spazio: Candido Nigris, avuto da Gigia Pajetta Nigris, donna sposata frequentata in gioventù in Carnia, Glauco Di Salle frutto di una passione per Bianca Ceccato, segretaria del Popolo d’Italia e Vanna Borgo nata nel 1932 da Magda Brard, pianista francese che Mussolini frequenta per ben dieci anni, che viene disconosciuta dal marito della pianista, il piemontese Michele Borgo, sicuro dell’infedeltà della moglie.

Mussolini con i figli

Un accenno merita Claudia Apriotti, classe 1931, che negli anni 90 comunica alla stampa di avere le prove di essere figlia del duce e della principessa Sveva Vittoria Colonna da lui sedotta ad appena diciannove anni. Chiede alla magistratura di poter utilizzare l’esame del DNA per ufficializzare l’identità dell’augusto padre, ma i Mussolini e soprattutto i Colonna rifiutano categoricamente ogni collaborazione ed essendo ampiamente prescritti i termini giuridici, la procura archivia definitivamente.

Bruno Vespa, il figlio della colpa?

Tra il serio ed il faceto negli ultimi anni si è dibattuto riguardo la “probabile“ paternità di Benito Mussolini di uno tra i più famosi anchorman italiani **Bruno Vespa.** I fatti assodati che suffragano la storia risiedono nel fatto che la mamma di Bruno Vespa, Irma Castri, nell’agosto del 1943 lavora come cameriera presso l’albergo Campo Imperatore sul Gran Sasso dove il duce viene confinato nei giorni successivi al proprio arresto avvenuto il 25 luglio.

La data di nascita del conduttore di Porta a Porta, 27 Maggio 1944, coincide perfettamente con una gestazione successiva ad un concepimento avvenuto nell’estate precedente ed esisterebbe una lettera inviata da Mussolini ad un amico gerarca in cui egli direbbe “provo tristezza, mitigata solo dal conforto di una gentile signora Vespa“, il condizionale è d’obbligo perchè la veridicità della stessa è tutta da dimostrare.

Il gossip, tuttavia è stato in passato coltivato dalla stessa Alessandra Mussolini, custode della memoria storica della propria famiglia, la quale nel 2008 in una seguitissima trasmissione di Canale Cinque dichiara “Bruno Vespa è mio zio, ha una caratteristica distintiva: il tratto dalla narice alla bocca. Prima o poi farà outing“. Naturalmente, semmai ve ne fosse bisogno, l’interessato smentisce e scherza sui fatti. Da uomo navigato sa che nella verità o nella menzogna l’essere al centro del dibattito è meglio dell’oblio.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Antonio Spinosa, I figli del duce, Rizzoli, 1989.
  • Alfredo Pieroni, Il figlio segreto del Duce. La storia di Albino Mussolini e di sua madre, Garzanti, 2006.
  • Rachele Mussolini, La mia vita con Benito, Mondadori, 1948.
Letture consigliate
Tags: Benito Mussolini
Umberto Diana

Umberto Diana

Torinese di nascita ma Genovese di adozione alla rispettabile età di 66 anni scopre la novità di poter scrivere articoli di Storia e poterli condividere con tutti. Dopo avere conseguito la maturità scientifica, svolge la propria attività lavorativa nell'azienda familiare e dopo avere raggiunto la pensione, ritorna alla propria curiosità di gioventù: la storia. Appassionato soprattutto di Storia Italiana dal Risorgimento alla Prima Repubblica, amai trovare nelle pieghe degli avvenimenti importanti i particolari che li rendono curiosi ed inaspettati e personaggi non di levatura eccelsa che hanno però contribuito a fare diventare un fatto di cronaca un fatto storico.

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