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Battaglia di Gaugamela, il trionfo di Alessandro sull’Impero Persiano

La campagna di Alessandro il macedone e della Lega Corinzia contro l’Impero Achemenide nel 334 a.C. procede al meglio e vittoria dopo vittoria il sovrano è avanzato sempre di più nel cuore di quel vasto regno multietnico. Gli manca poco per giungere alla capitale, Babilonia, purtroppo la strada per il trionfo è bloccata dallo smisurato esercito di Dario, ma il re macedone riuscirà a ottenere la vittoria decisiva nonostante le difficoltà iniziali.

di Federico Balzano
11 Dicembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 8 MIN

CONTENUTO

  • Battaglia di Gaugamela: le premesse generali
  • L’esercito macedone
  • L’esercito persiano
  • La prima fase della battaglia di Gaugamela
  • La seconda fase della battaglia di Gaugalema
  • Le conseguenze della Battaglia di Gaugamela

Battaglia di Gaugamela: le premesse generali

Nel 331 a.C., ovvero tre anni dopo l’inizio della campagna militare, Alessandro Magno con il suo esercito ha praticamente conquistato tutta la parte occidentale dell’immenso Impero Persiano e sconfitto l’imperatore Dario III a Granico (334 a.C.) e a Isso (333 a.C.). Dopo che le trattative di pace non sono accettate dal sovrano macedone, l’esercito continua la sua avanzata verso una delle capitali, Babilonia. Se Alessandro riuscisse ad entrare in città occupandola allora gli si aprirebbe la strada per raggiungere Susa, Persepoli ed Ecbatana che sono le altre città più importanti.

Dario III nel frattempo sta riorganizzando le sue armate chiamando a raccolta soldati da tutte le satrapie, le province dell’impero, formando un esercito più grande rispetto a quello che i Macedoni avevano affrontato nell’ultima grande battaglia. Il sovrano achemenide decide anche di anticipare le mosse dell’avversario portandolo in una zona pianeggiante che il sovrano stesso conosce bene e in cui sarà più facile sfruttare la loro superiorità numerica.

Per questo Dario III sceglie la piana vicino alla città di Gaugamela o di Arbela, l’attuale Erbil in Iraq, situata a nord del fiume Tigri. Alessandro intanto sta cercando a tutti costi lo scontro, sicuro della sua superiorità tattica, e appena viene a sapere dove si trovava Dario con il suo nuovo esercito decide subito di raggiungerlo. Il re macedone, nonostante la sua sicurezza, parte da una posizione di forte svantaggio poiché si trova in netta inferiorità numerica e in un territorio sconosciuto senza avere la possibilità di ottenere rinforzi o altri tipi di aiuto. 

L’esercito macedone

L’esercito macedone è stato anni prima riorganizzato dal padre Alessandro, Filippo II, e  basa la propria strategia bellica soprattutto sulla falange e sulla cavalleria pesante. Per la battaglia di Gaugamela la fonte storica più autorevole, Arriano, riporta che la maggior parte dell’esercito era composto da fanteria pesante e qualche migliaio di unità di  fanteria leggera e di cavalleria.

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I reparti di fanteria sono composti da opliti greci e i pezeteri, soldati macedoni armati di una picca chiamata sarissa e tutti assieme vanno a formare la falange macedone ovvero un muro quasi impenetrabile di lance molto utili per contrastare cavalleria e la fanteria. Ai lati di questo istrice di lance vi sono gli ipaspisti armati di lance più corte, più versatili nei movimenti  e adatti a proteggere i lati della falange macedone.

La fanteria leggera è per lo più costituita da tiratori di cui fanno parte i peltasti, armati di giavellotti, i toxotes, ovvero gli arcieri, e i frombolieri che utilizzano la frombola per scagliare le pietre un po’ come Davide contro Golia. Infine la cavalleria è composta dalla guardia personale del sovrano chiamati etèri ed equipaggiati pesantemente con una lunga lancia chiamata xiston e da cavalieri tessali armati più alla leggera. 

L’esercito persiano

Le forze armate di Dario III a Gaugamela sono anch’esse riportate da Arriano, nel libro l’Anabasi di Alessandro, e viene specificato che l’organizzazione di questo esercito aveva una base diversa rispetto a quello macedone. Ogni segmento è stato suddiviso non solo attraverso la tipologia di armamento ma anche in base alle province di provenienza chiamate satrapie, queste prendono il nome dal governatore che possiede il titolo di satrapo. Questo funzionario, oltre ad amministrare il territorio assegnato, ha anche il compito di reclutare i soldati tra la popolazione o di reclutare guerrieri specializzati dai regni vicini. Questa varietà di popoli e di culture è visibile anche nel modo di combattere e nelle tipologie di soldati presenti nell’esercito e tutte le fonti sono concordi su questo.

E’ chiaro che Dario, come i suoi predecessori, ha puntato molto sulla superiorità numerica e sulla professionalità di alcuni soldati specializzati che fino a quel momento i Macedoni hanno poco o mai affrontato. Le truppe montate sono indubbiamente la forza d’assalto, da scagliare contro il nemico e mandarlo in rotta e tra queste le migliori sono: la guardia personale a cavallo del sovrano, gli Sciti, popolazione delle steppe euroasiatiche, con i loro cavalieri catafratti e i carri falcati e i Bactriani che oltre ai cavalieri avevano portato anche quindici elefanti dai regni dell’India. Per la fanteria e i tiratori il contingente migliore è costituito dagli Immortali, corpo di fanteria legato alla protezione del sovrano, e altri popoli che vengono menzionati nel libro di Arriano, ad esempio i Medi, i Babilonesi e alcuni mercenari provenienti dalle città stato greche dell’Asia minore.

Battaglia di Gaugamela: disposizione iniziale e primi movimenti degli eserciti

La prima fase della battaglia di Gaugamela

La battaglia ha inizio al mattino con i Persiani che si fanno trovare subito pronti sul campo di battaglia mentre i Macedoni si schierano a poca distanza dal loro campo. Dario dispone i suoi uomini su tre file: di fronte i carri e qualche reparto di cavalleria, la fila centrale con il grosso della cavalleria e una parte della fanteria ed infine il resto della fanteria in terza fila. Il sovrano si posizionò nella seconda fila al centro dello schieramento come sempre usano fare i sovrani dell’Impero Persiano e accanto a lui sono disposti gli Immortali e la sua guardia a cavallo.

Dall’altra parte del campo Alessandro schiera le sue forze creando una specie di pentagono, si tratta di una tattica difensiva per scongiurare un accerchiamento sui lati altrimenti la falange si sarebbe sfaldata. Inoltre ritiene che sia meglio sfruttare al massimo  l’organizzazione gerarchica del suo esercito prendendo sotto il suo comando la parte a destra della falange di sarisse mentre il lato sinistro viene completamente affidato a Parmenione che era un generale esperto e aveva combattuto anche sotto Filippo II.

Sebbene i Persiani giochino in casa è Alessandro a fare la prima mossa muovendo i suoi migliori cavalieri verso destra e mettendosi lui stesso alla testa dei suoi uomini. A sua volta Dario compie una contromossa ordinando al generale scitico Besso di inseguire l’avversario con una parte della cavalleria ritenendo che l’avversario stia commettendo un errore strategico. Contemporaneamente dalla prima fila persiana vengono scagliati alla carica  i carri falcati contro la falange. Il re non lo sa ancora ma in realtà sta facendo il gioco dei suoi nemici e di lì a poco si accorgerà del suo sbaglio.

La seconda fase della battaglia di Gaugalema

Dario pensa che una prima ondata di carri falcati e cavalleria possano destabilizzare la prima linea dei Macedoni ma questi avevano sviluppato in precedenza tattiche per contrastare quel tipo di nemico. Dopo avere bloccato i carri l’ala destra della fanteria macedone inizia ad avanzare contro gli avversari mantenendo una linea diagonale mentre sul lato sinistro Parmenione riesce a respingere il resto dell’ondata.

Nel frattempo Alessandro con la sua manovra di cavalleria è riuscito nell’intento di creare uno spazio vuoto, una sorta di strada che portava dritta nello schieramento persiano, proprio vicino a dove Dario sta conducendo le manovra strategiche. Il sovrano macedone può lasciarsi scappare quel momento per compiere la mossa decisiva e concludere lo scontro. Il sovrano macedone decise di utilizzare parte della sua guardia a cavallo e parte della fanteria leggera rimasta in disparte per impegnare i loro inseguitori e in tal modo bloccarli da non poter tornare ad aiutare il loro sovrano.

La guardia del re e i mercenari a protezione di Dario vengono così sconfitti dalla falange che avanza inesorabile e dalla cavalleria macedone che piomba su di loro al galoppo. A quel punto il sovrano persiano potrebbe rimanere isolato dal resto dell’esercito e, come se non bastasse, si ritrova anche a poca distanza dal monarca macedone. Rimasto alle strette decide di abbandonare il campo di battaglia e di non rischiare ulteriormente la sua vita. Alessandro a questo punto si trova di fronte alla possibilità di inseguire il suo rivale per ucciderlo o preferibilmente catturarlo ma preferisce correre in aiuto di Parmenione e per evitare ulteriori grosse perdite al suo esercito.

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Le conseguenze della Battaglia di Gaugamela

La vittoria macedone a Gaugamela non è stata affatto scontata per i motivi menzionati in precedenza e questo è dovuto ad alcuni fattori di organizzazione e di scelte effettuate sul campo di battaglia. Ad esempio la capillare organizzazione all’interno della catena di comando e soprattutto l’intraprendenza di Alessandro hanno permesso il concretizzarsi del risultato.

Risulta insolito il comportamento di Dario III che abbandona il campo non appena ha il confronto diretto con la sua controparte macedone senza sfruttare il notevole numero di uomini che gli rimanevano o gli elefanti che poi furono catturati dai Macedoni. Le conseguenze della battaglia hanno una forte risonanza su tutto il mondo ellenico e persiano e porta alle seguenti conseguenze:

  • Alessandro riesce finalmente a marciare e ad entrare a Babilonia mantenendo il titolo di Gran Re, attribuito precedentemente in Egitto. Il monarca macedone dividerà l’Impero Persiano in due parti: una occidentale sotto il suo controllo e una orientale che avrebbe conquistato di lì a poco.
  • I Greci e i Macedoni dopo quell’episodio riusciranno anche ad ottenere una sorta di vendetta nei confronti del potente e pericoloso vicino dopo quello che è successo con le Guerre Persiane.
  • Dario III, dopo questa sconfitta, cercherà in qualche modo di reclutare un ennesimo nuovo esercito grazie al fedele satrapo Ariobarzane ma dopo la perdita delle città di Persepoli e di Pasargade si rifugerà ancora più a oriente ma lì verrà tradito da alcuni satrapi e portato dai Macedoni. Alessandro non ebbe comunque modo di prenderlo prigioniero perché verrà assassinato, quasi sicuramente dai suoi stessi nobili, in circostanze non chiare.

La cosa più importante verrà fuori dopo questo cruento episodio è il fatto che i Greci e i Macedoni cominceranno a conoscere la cultura eterogenea dell’Impero persiano e anche i popoli delle satrapie entreranno veramente a contatto con la cultura ellenica. Infatti da quel momento comincerà a delinearsi quella nuova fase culturale, sociale e politica che avrà origine sotto Alessandro Magno e il maggior sviluppo con i suoi generali ed eredi nei regni dei Diadochi. Questa nuova era prenderà il nome di Ellenismo.  

Contenuti extra consigliati sulla battaglia di Gaugamela

  • La battaglia di Gaugamela realizzata in maniera fedele per il film Alexander del 2004 con Colin Farrel interprete di Alessandro III e Anthony Hopkins che interpreta Tolomeo I da anziano.
  • Tra le battaglie storiche del gioco Total War Rome – Alexander Expansion del 2006 è possibile comandare l’esercito macedone nella battaglia di Gaugamela (https://youtu.be/sCcHG6jidc4?feature=shared).
  • Video divulgativo in lingua inglese che spiega nel dettaglio le manovre tattiche avvenute sul campo (https://youtu.be/vY3z3yh7a24?si=X6AyG8ftyTw1XYLy).
  • La traduzione in inglese dell’opera di Arriano, l’Anabasi di Alessandro, l’edizione è del 1884 ma fedele al testo originale e di semplice lettura (The Anabasis of Alexander; or, The history of the wars and conquests of Alexander the Great. Literally translated, with a commentary, from the Greek of Arrian, the Nicomedian : Arrian : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive ).

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Dino Ambaglio – Lucio Flavio Arriano, Anabasi di Alessandro, Bur Rizzoli, Segrate, 2019.
  • Giuseppe Porta –  Quinto Curzio Rufo, Storie di Alessandro Magno, Bur Rizzoli, Segrate,  2005.
  • Lewis Vance Cummings, Alexander the Great, New York, New York, Grove Press, 2004.
Letture consigliate
Tags: Alessandro Magno
Federico Balzano

Federico Balzano

Si è laureato all’Università degli Studi di Genova con una triennale in Beni Culturali, Archeologia, una magistrale in Scienze dell’Antichità, con esami aggiuntivi per accedere all’insegnamento, concludendo con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e i 24 CFU per l’insegnamento. Occupandosi prevalentemente di archeologia medievale e preistorica, gli ambiti accademici in cui ripone maggiore interesse. Attualmente insegna nella scuola secondaria come docente a tempo determinato ma ha lavorato a fasi alterne anche in diversi musei come guida, divulgatore e archeologo sperimentale.

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