L’assedio di Gaeta, 13 febbraio 1861: Risorgimento

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Il 13 febbraio del 1861 a Gaeta Francesco II si arrende all’esercito piemontese. La capitolazione del forte segna a tutti gli effetti la fine del Regno delle Due Sicilie e porterà di lì a poco alla proclamazione del Regno d’Italia: è l’assedio di Gaeta. SCOPRI GLI APPROFONDIMENTI

L’assedio di Gaeta

L’assedio di Gaeta rappresenta l’ultimo scontro militare tra l’esercito piemontese e quello borbonico. L’accerchiamento vero e proprio era iniziato l’11 novembre 1860, quando le forze piemontesi avevano stretto in una morsa il re Francesco II con i suoi uomini all’interno del forte.


L’esercito assediante comandato dal generale Enrico Cialdini iniziò, sin da subito, un fitto bombardamento utilizzando moderni cannoni a canna rigata ed era chiaro che senza aiuti esterni gli assediati avevano le settimane contate. Nel mese di gennaio, infatti, la situazione a Gaeta era oramai drammatica:

“Lo stato di Gaeta era spaventevole, altro non si vedevano che ruine, muli e cavalli morti e feriti, uomini moribondi e cadaveri orrendamente sfracellati. Gli animali stessi facevano pietà: si incontravano muli e cavalli ridotti a scheletri, prossimi a morir di fame.”

La capitolazione del forte

Dopo aver resistito a lungo e con coraggio Francesco II il 10 febbraio capisce che non vi è più altra soluzione se non la resa. Incarica così i suoi sottoposti di prendere contatti con i piemontesi in vista della capitolazione, che viene firmata alle 18.30 del 13 febbraio. Una volta che l’esercito sabaudo cessa il fuoco Francesco II di Borbone si congeda dai suoi soldati :

“Vi ringrazio tutti: a tutti stringo la mano con effusione di affetto e di riconoscenza. Non vi dico addio ma arrivederci. Conservatemi intanto la vostra lealtà, come vi conserverà eternamente la sua gratitudine e la sua affezione il vostro re Francesco.”

L’assedio di Gaeta è durato in tutto 93 giorni; contro il forte le batterie piemontesi hanno sparato 56.727 colpi, ricevendone in risposta 35.244. I morti sono stati 826 tra i borbonici e 46 per i piemontese. Riscattato l’orgoglio con questo fiammeggiante episodio di resistenza, il Regno delle Due Sicilie cessa di esistere, anche se la sua bandiera continua a sventolare ancora per qualche giorno sulle fortezze delle città di Messina e Civitella del Tronto.


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