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Andare per i luoghi della stregoneria, recensione del libro

“Andare per i luoghi della stregoneria” è il titolo del saggio di Marina Montesano, pubblicato da Il Mulino Editore. Attraverso d’esso si viaggia in giro per l’Italia in posti connessi alla stregoneria; dove s’intrecciano storia, leggenda, magia, mistero e testimonianze. Tra quest’ultime ci sono anche quelle legate ad atti processuali, in cui gli accusati si ritengono a quell’epoca criminali.

di Giulia Cesarini Argiroffo
26 Novembre 2025
TEMPO DI LETTURA: 7 MIN
Copertina del libro

Copertina del libro

CONTENUTO

  • Introduzione al libro 
  • Trama e struttura del libro “Andare per i luoghi della stregoneria”
  • Recensione del libro “Andare per i luoghi della stregoneria”

Introduzione al libro 

L’essenza di questo saggio dalle piccole dimensioni si riporta nelle seguenti parole introduttive dell’autrice.

“Come possiamo definire la stregoneria? Dal punto di vista storico, essa consiste nell’insieme di tecniche o capacità psichiche per compiere il male attraverso mezzi occulti; sotto questo profilo, è un fenomeno estremamente diffuso in molte culture, con credenze legate a questo ambito presenti in diversi contesti, come l’Africa e l’America Latina, studiati dagli antropologi. Tuttavia, l’espressione <<caccia alle streghe>> si riferisce specificatamente al contesto europeo tra il tardo Medioevo e l’età moderna. In questo periodo la demonologia si combinò con antiche credenze e paure popolari, dando origine a persecuzioni, roghi e alla formazione di concetti riguardanti i poteri delle streghe e il sabba, e a un dibattito teologico e scientifico senza eguali in altre parti del mondo. Gli studi recenti hanno dimostrato che le teorie monocasuali non sono valide: molteplici fattori hanno influenzato la caccia alle streghe. Tra questi, la crisi del Trecento, con l’arrivo della Peste Nera, e poi il peggioramento climatico intorno al 1600 con le sue conseguenze socioeconomiche; […]; l’analisi delle credenze popolari in relazione ai procedimenti ereticali e alla demonologia. Questi approcci, insieme a molti altri, contribuiscono a comprendere la caccia alle streghe, ma solo come un quadro più ampio e complesso.

Nell’immaginario collettivo, però, la stregoneria assume connotazioni più ampie, arricchite dal folklore di diverse culture e, più recentemente, dalle rappresentazioni romantiche, o magari orrorifiche, presenti nei film e nella letteratura. La crescente diffusione in Italia dei festeggiamenti di Halloween e il dilagante successo delle saghe dedicate ai maghi e streghe hanno alimentato il fascino di un fenomeno storico complesso e sfaccettato. In tale ottica la strega non è più soltanto la malefica, ma può essere una guaritrice, una medium, una fata. Il nostro viaggio in giro per l’Italia segue, di conseguenza, molteplici tracce: accanto a quelle lasciate dai processi e, purtroppo, dai roghi, c’è spazio per le leggende. Esistono luoghi in cui storia e favola si sono intrecciate e dove spesso aneddoti e testimonianze conferiscono a un borgo, una città, una montagna, un lago o una regione intera un sapore particolare di occulto e di mistero. […]. Anche il nostro viaggio sulle tracce della stregoneria in Italia”.

Trama e struttura del libro “Andare per i luoghi della stregoneria”

Questo saggio, dopo l’introduzione, si struttura in quattordici capitoli ed infine vi sono le note bibliografiche. Inoltre al suo interno ci sono immagini in bianco e nero che contornano ed arricchiscono il testo. Nel primo capitolo del libro si tratta di Roma. Nello specifico di narrazioni ambientate sul colle dell’Esquilino quando nell’Antica Roma, seppure oggigiorno non sono più visibili, c’erano degli antichi sepolcri poi sostituiti dai giardini augustei. Attualmente c’è la “Porta alchemica”, monumento esoterico, passaggio verso i segreti della trasmutazione alchemica. Infine si riporta che a Roma nel Quattrocento s’è svolto uno dei primissimi processi per stregoneria.

Copertina del libro

Nel secondo capitolo si trattano alcune leggende. Nello specifico prima quelle appenniniche dell’Italia Centrale, dai Monti Sibillini, situati tra le Marche e l’Umbria (“Lago di Pilato” e la “Grotta della Sibilla”) per poi passare a concentrarsi sulle tracce della regina Sibilla, viaggiando nel folklore, fino ad arrivare alle Alpi – nello specifico presso la valle di Fiemme, un tempo nota come “Dos de la Strie”.

Nel terzo capitolo si tratta di Milano dove si riportano alcune testimonianze medievali di condanna per eresia e varie leggende. Inoltre si spiegano due tradizioni legate alle streghe, cioè quella d’essere seguaci di Diana e quella delle misteriose “signore della notte” guidate da una “Signora dell’Abbondanza”. Infine si passa a raccontare episodi risalenti alla Milano del Seicento, quando la caccia alle streghe è particolarmente inasprita. 

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Nel quarto capitolo si tratta di Perugia e Todi. In particolare si riportano diversi casi di processi per stregoneria lì tenuti nel corso del Quattrocento, dove diverse donne vengono condannate al rogo perché ritenute colpevoli di tale crimine. Nel quinto capitolo si tratta di Benevento, in particolare dei suoi alberi di noce e della loro fama stregonica. Nonostante le molteplici ipotesi avanzate sulle misteriose origini di tale credenza queste ancora non sono chiare. Da tale tradizione derivano sia il nome del liquore “Strega” che quello del “Premio Strega” della letteratura.

Nel sesto capitolo si tratta di Massa Marittima, dove durante un restauro nel 2000 è riemerso un affresco, risalente al Medioevo, che si ricollega ad altre raffigurazioni, in particolare quelle riguardanti le “Streghe rubaffalli”. Secondo tale credenza le donne-streghe, a dimostrazione del loro potere, privano l’uomo della sua mascolinità, rendendolo eunuco e togliendogli le capacità di fertilità. 

Nel settimo capitolo si tratta del Piemonte. In particolare si constata che tra le prime leggi longobarde promulgate nell’Editto di re Rotari del 643, quando ancora il Cristianesimo non è ben radicato nella mentalità della popolazione, c‘è quella in cui si proibisce l’uccisione d’una striga, detta anche masca. Quest’ultima parola costituisce il primo uso registrato di questo termine in ambito stregonico che si diffonderà in seguito. Si ritiene che questo vocabolo possa derivare dalle maschere sui volti dei morti, una sorta di maschere spettrali. Al riguardo poi ci sono molte altre interpretazioni ed anche diversi altri nomi attribuitigli. Tuttavia nel XV secolo negli atti dei processi per stregoneria diverse donne sono definite “masche” invece che streghe. 

Nell’ottavo capitolo si tratta di Mirandola, comune della provincia di Modena. Si riportano alcune tradizioni di carattere liminale tra la fede cristiana e la stregoneria. Inoltre si raccontano diversi processi tenuti lì per stregoneria, per eresia e per altri crimini nei primi del Cinquecento in cui si condannano molti uomini, forse anche più che donne. Nel nono capitolo si tratta di Fiano Romano, in provincia di Roma, dove si riporta d’un processo di stregoneria e della confessione estorta ad una povera donna accusata.

Nel decimo capitolo si parla di Lucca. In particolare dell’antica diocesi della città, poi si trattano alcuni processi per stregoneria tenuti nella zona durante il Cinquecento e d’alcune leggende dell’area (Prato Fiorito ed il Ponte del Diavolo). Nell’undicesimo capitolo si tratta di Triora, un villaggio ligure nella provincia di Imperia, che alcuni chiamano “la Salem d’Italia” infatti nel 1587 si scatenano una spietata caccia alle streghe e molti processi. Tale caso esemplificativo rivela le dinamiche e gli intrecci fra potere, superstizione e giustizia tardo-rinascimentale, oltre agli attriti tra il potere civile locale e la Santa Inquisizione romana nel giudicare tali crimini.

Quindi le tensioni interne all’allora Repubblica di Genova con i tentativi di evitare l’intervento, poi rivelatosi decisivo, del Sant’Uffizio romano. Quest’ultimo monopolizza la giurisdizione su certi tipi di crimini come quello contro la stregoneria nella maggior parte della penisola italiana e fa sì che si evitino peggiori eccessi di condanna rispetto ad altre regioni europee. Nel dodicesimo capitolo si tratta di Palermo. In particolare si narra della piccola piazza chiamata Sette Fate in cui secondo la tradizione delle donne, che ancora non è chiaro se fossero effettivamente fate oppure streghe, lì si sarebbero riunite e avrebbero danzato. Inoltre si riportano diverse leggende e storie legate a dei processi contro la stregoneria.

Nel tredicesimo capitolo si tratta del Friuli. In generale si raccontano episodi sui “benandanti”, che sono una sorta di guaritori, esorcisti ed avversari delle streghe ma che l’Inquisizione della Chiesa all’epoca perseguita, seppure non con accanimento. Inoltre i condannati difficilmente ottengono la pena di morte, ma altri tipi di punizioni. Negli ultimi decenni si sono notati dei parallelismi tra i “benandanti” e figure similari nell’Italia Nord-Orientale e nello sciamanesimo del folklore europeo oltre alla connessione con altri fenomeni come ad esempio quella con i “lupi mannari”.

Nel quattordicesimo capitolo si tratta della Sardegna, in particolare della complessa nomenclatura e dei nomi precisi da dare alle streghe dagli abitanti dell’isola. Poi si riportano alcuni processi per stregoneria del Cinquecento terminati con condanne a morte. Infine si racconta delle misteriose “Domus de Janas” –  antiche grotte dei defunti con strutture varie, risalenti all’incirca tra il IV ed al III millennio a.C., che viste da fuori sembrano degli accessi ad un Aldilà fatato –  che la credenza popolare interpreta come delle piccole case di creature fatate. 

Recensione del libro “Andare per i luoghi della stregoneria”

Questo saggio permette d’approfondire un argomento oggigiorno molto in voga viaggiando per l’Italia attraverso storia, leggende, bizzarri aneddoti, racconti e tradizioni locali dall’Antichità all’epoca moderna. Alcuni di questi luoghi sono diventati addirittura celebri per la stregoneria, altri invece sono poco noti e questo libro fornisce un modo per conoscerli stimolando la voglia di visitarli. 

La stregoneria di solito si considera un fenomeno che si associa soprattutto alle donne ma in realtà anche diversi uomini sono stati ritenuti colpevoli, processati e condannati per questo. Inoltre questo libro fa anche riflettere su quanti processi ingiusti, spesso addirittura conclusisi con la pena capitale per questo crimine ci sono stati ma che in realtà nascondono altre ragioni ed in cui i puniti sono stati solo dei capri espiatori. 

Infine questo libro evidenzia, nell’accanito periodo della caccia alle streghe, l’esistenza in Italia d’un attrito tra la giustizia gestita dalla Santa Inquisizione romana (meno severa di quanto si possa pensare) e quella del potere locale (il quale proprio per timore di ricevere l’intervento del Sant’Uffizio si dimostra più duro). In conclusione è un saggio che fa riflettere profondamente sull’umanità pur facendo divertire con racconti e curiosità italiane.

Consigli di lettura: clicca sul titolo e acquista la tua copia!

  • Marina Montesano, Andare per i luoghi della stregoneria, Il Mulino, 2024.
Letture consigliate
Giulia Cesarini Argiroffo

Giulia Cesarini Argiroffo

Si è laureata magistrale in Teorie della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma Tre, dalla sua tesi è stato tratto un saggio pubblicato su una rivista accademica specializzata in semiotica. Successivamente ha frequentato presso l’Università LUISS Guido Carli-Business School un Master in Marketing Management ed un Master in Digital Marketing & Social Media Communication. Lavora nell’ambito della comunicazione, del marketing, della divulgazione culturale e dell’editoria. La storia la incuriosisce, l’affascina e l’appassiona. Questo, soprattutto perché “historia magistra vitae” (la storia [è] maestra di vita) ed in quanto “non si finisce mai di imparare”, tanto più sull’umanità.

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