Accadde Oggi, 7 febbraio 1979: muore il criminale di guerra Josef Mengele

Josef Mengele

Il 7 febbraio 1979 muore a Bertioga, in Argentina, il criminale di guerra tedesco Josef Mengele, medico nel campo di concentramento di Auschwit meglio conosciuto come “l’angelo della morte” o “l’angelo bianco di Auschwitz“, colui che sterminò migliaia di ebrei, utilizzandoli come cavie umane, in esperimenti indicibili, volti a stabilire, nel delirio nazista, la purezza della razza ariana. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Laureatosi in medicina nel 1935 con una tesi sulla morfologia razziale. Nel gennaio 1937 presso l’Istituto per la biologia ereditaria e per l’igiene razziale di Francoforte sul Meno, divenne assistente di Otmar Freiherr von Verschuer, conosciuto per le sue ricerche nella genetica, con un particolare interesse per i gemelli, che influenzarono Mengele. Nel 1940, dopo essere entrato nelle SS, si arruolò volontario nella Waffen-SS per la seconda guerra mondiale. Venne decorato con la Croce di Ferro di Prima Classe.


L’angelo della morte di Auschwitz

Mengele entrò nel maggio 1943 nel lager di Auschwitz per approfondire la sperimentazione su persone affette da nanismo, su ebrei e zingari, considerati subumani, e in particolare gli studi sui gemelli che rappresentavano la sua principale ossessione. Mengele infatti si occupava dei deportati appena arrivavano al campo di concentramento. Dalle selezioni dei nuovi arrivati, al loro stato di salute, con assoluto potere di vita o di morte su di loro. Sceglieva chi avrebbe dovuto essere oggetto delle sue ricerche, chi avrebbe lavorato e chi era destinato alla camera a gas. Poteva eseguire ricerche su qualsiasi soggetto lo interessasse, poteva analizzarli, operarli, sezionarli e ucciderli senza essere esposto a nessuna responsabilità. Dedicò tutte le sue energie e il suo tempo alle ricerche e agli studi. L’obiettivo di Mengele, secondo la maggior parte degli studiosi, consisteva proprio nel riuscire con gli esperimenti nel campo di concentramento a effettuare quelle ricerche (soprattutto riguardo alla trasmissione dei caratteri e nell’ambito dell’eugenetica) tali da consacrarlo alla storia per sempre.

La fuga in Sud America

Internato a Weiden in un campo americano, non fu trattenuto né arrestato, sfuggendo così al processo di Norimberga. Dopo aver assunto false identità, nel 1949 fu aiutato dalla famiglia a lasciare il paese, passando attraverso l’Italia: si imbarcò a Genova per Buenos Aires e nell’Argentina peronista si mise in contatto con i gruppi nazisti espatriati. Nel momento in cui si sentiva ormai sicuro riprendendo il suo vero nome. La Germania nel 1959 spiccò un mandato di cattura contro di lui. Ottenne la cittadinanza in Paraguay e quando nel 1961 seppe del processo Eichmann, Mengele, sotto falsa identità, si spostò a San Paolo del Brasile.

La morte

Morì di attacco cardiaco, a 67 anni, mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell’oceano Atlantico sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Nel 1985 fu scoperto il luogo di sepoltura. La salma riesumata nel 1992 e il suo DNA confrontato con quello del fratello. L’esame accertò, con una probabilità pari al 99,69%, che la persona lì sepolta fosse effettivamente Josef Mengele.


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