Accadde oggi, 24 febbraio 1990: muore Sandro Pertini

Pertini

Il 24 febbraio 1990 muore Sandro Pertini, partigiano italiano e settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985. SCOPRI LA SEZIONE APPROFONDIMENTI

Nato a San Giovanni, frazione del Comune di Stella (Savona) il 25 settembre 1896, Sandro Pertini si avvicinò sin da giovane alla corrente riformista del Partito socialista italiano (PSI). Partecipò alla prima guerra mondiale distinguendosi per una serie di azioni di prima linea. Proposto per la medaglia d’argento al valor militare, ricevette l’onorificenza soltanto nel 1985, essendo stato segnalato, nel 1915, come simpatizzante socialista su posizioni neutraliste. Si iscrisse al Partito socialista unitario nel 1924.


L’attività antifascista

Convinto antifascista, nel maggio del 1925 venne arrestato per aver redatto e distribuito il foglio clandestino Sotto il barbaro dominio fascista. Condannato a otto mesi di reclusione, beneficiò di un’amnistia e divenne bersaglio di ripetute violenze squadriste. A seguito della promulgazione delle leggi fascistissime fu raggiunto da un provvedimento di assegnazione al confino di polizia della durata di cinque anni. Entrò in clandestinità trovando asilo presso l’abitazione milanese di Carlo Rosselli. Conobbe Filippo Turati e fu uno degli organizzatori del suo clamoroso espatrio in Francia, impresa che gli valse la condanna in contumacia a dieci mesi di prigione.

La cattura

Visse in esilio a Parigi e a Nizza, poi il 26 marzo 1929, utilizzando un passaporto falso intestato al cittadino svizzero Luigi Roncaglia, Pertini riuscì a rientrare in patria da Chiasso. Si mise all’opera per riannodare i fili della rete clandestina antifascista in varie città del Nord. Venne riconosciuto, denunciato alla polizia e arrestato il 14 aprile 1929. Deferito al Tribunale speciale, rivendicò la propria fede politica e i propri sentimenti antifascisti. Il 30 novembre 1929 fu condannato a dieci anni e nove mesi di reclusione e a tre anni di vigilanza. All’annuncio della condanna reagì inneggiando al socialismo e inveendo contro il fascismo.

Il carcere e il confino

In risposta a tale atteggiamento di sfida venne recluso nel carcere romano di Regina Coeli e successivamente trasferito in una cella di isolamento nel penitenziario di Santo Stefano. Il suo nome fu associato a quello dei principali capi antifascisti. Nel 1931 venne trasferito nel carcere di Turi, dove strinse amicizia con Antonio Gramsci. Nell’ottobre dello stesso anno sull’isola di Pianosa. Venne quindi inviato al confino a Ponza e da lì alle isole Tremiti. Dopo aver minacciato lo sciopero della fame, Pertini venne trasferito a Ventotene, quando con la caduta di Mussolini (25 luglio 1943) tutti i confinati vennero liberati. Nell’agosto 1943, con Pietro Nenni e Giuseppe Saragat ricostituì il Partito socialista.

La Resistenza

Pertini divenne uno dei protagonisti della Resistenza e delle sue strutture di comando. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 prese parte alla difesa di Roma a Porta San Paolo e per l’eroico comportamento verrà poi (1958) insignito della medaglia d’oro al valor militare per meriti partigiani. Arrestato a Roma nell’ottobre 1943 e consegnato alle autorità germaniche. Venne condannato, insieme con Giuseppe Saragat, a morte. La sentenza di morte contro Pertini e Saragat non venne tuttavia eseguita, grazie a un’audace azione dei partigiani delle Brigate Matteotti che, il 24 gennaio 1944, permise la loro fuga dal carcere. Organizzò e coordinò la lotta armata nelle regioni del Nord. Fu tra i massimi dirigenti del Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia e tra gli organizzatori dell’insurrezione del 25 aprile 1945.

Pertini e la Repubblica

Segretario del PSI fino al dicembre 1945, fu direttore dell’Avanti! (1946471949-51). Il 2 giugno del 1946 venne eletto all’Assemblea costituente. Senatore nella I legislatura (1948-1953), nella II (1953-1958) fu eletto alla Camera dei deputati, per essere confermato senza interruzioni fino al 1976. All’interno del PSI evitò di porsi a capo di una corrente, preferendo il profilo di un riferimento ideale e di un esempio per i militanti più giovani. Il 5 giugno 1968 divenne Presidente della Camera dei deputati, il primo non democristiano, ruolo che ricoprì per tre mandati di fila (1968-1972, 1972-1976, 1976-1978).

Pertini Presidente della Repubblica

L’8 luglio 1978, durante il suo terzo mandato, al sedicesimo scrutinio, Pertini venne eletto settimo Presidente della Repubblica, dopo le dimissioni di Giovanni Leone e in un clima politico fortemente segnato dal peso dell’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse (9 maggio 1978). Sostenuto da un largo schieramento che escludeva solo l’estrema destra, ottenne una maggioranza larghissima e senza precedenti: 832 voti su 995. A differenza dei predecessori, diede del mandato presidenziale un’interpretazione particolarmente dinamica, pur nel rispetto dei limiti costituzionali, sia nella soluzione di alcune crisi di governo sia per alcuni interventi che trovarono particolare rispondenza nell’opinione pubblica. Morì a Roma, all’età di novantatré anni, il 24 febbraio 1990.


 


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