La nascita della Repubblica romana, 9 febbraio 1849

Il 9 febbraio del 1849 viene solennemente proclamata dal Campidoglio la Repubblica romana. Ha così inizio un’esperienza repubblicana che durerà fino al mese di luglio, quando sarà repressa nel sangue dall’esercito francese. SCOPRI LA SEZIONE STORIA ITALIANA

Roma senza papa

I tre governi di carattere provvisorio, che si sono succeduti a Roma nei primi due mesi senza papa Pio IX, fuggito a Gaeta, hanno svolto una straordinaria azione politica, economica e sociale e, soprattutto per aver prodotto leggi altamente innovative, sono riusciti nella grandiosa impresa di far avvicinare la popolazione alle nuove istituzioni.

Per la prima volta in quel tumultuoso Quarantotto italiano, la spinta patriottica e indipendentista sembra accompagnata da un inizio di riforma sociale, non solo nelle città ma anche nelle campagne.

La Costituente

La mattina del 5 febbraio, dopo una solenne cerimonia religiosa sul Campidoglio nella Chiesa dell’Ara Coeli, i deputati, in un clima di assoluta euforia, si recano al palazzo della Cancelleria dove viene inaugurata la Costituente.

L’Assemblea è aperta da un solenne discorso di Carlo Armellini, il quale dopo aver ricordato e ripercorso i vari eventi che si erano susseguiti nei mesi precedenti ed aver esaltato il lavoro svolto dalla Giunta di Stato e dalla commissione di governo, conclude il suo brillante intervento con queste parole:

“ Il nostro popolo, primo in Italia che si è trovato libero, vi ha chiamati sul Campidoglio a inaugurare una nuova era alla patria, a sottrarla dal giogo interno e straniero, e ricostituirla in una nazione, a purificarla dalla gravità dell’antica tirannide e dalle recenti menzogne costituzionali. Voi sedete, o cittadini, fra i sepolcri di due grandi epoche. Dall’una parte vi stanno le rovine dell’Italia dei Cesari, dall’altra le rovine dell’Italia dei Papi; a voi tocca elevare un edifico che possa posare su quelle macerie , e l’opera della vita non sembri minore di quella della morte, e possa fiammeggiare degnamente, sul terreno ove dorme il fulmine dell’aquila romana e del Vaticano, la bandiera dell’Italia e del Popolo. Dopo ciò, noi inauguriamo i vostri immortali lavori sotto gli auspici di queste due santissime parole: Italia e Popolo”.

“Roma, Repubblica, venite”

L’8 febbraio ha inizio la seduta, durata ben quattordici ore, nella quale si discute animatamente sulla nuova forma di governo da dover assumere: sovranità papale o Repubblica? Viene subito presentato in aula il progetto di legge di un deputato bolognese, Quirico Filopanti, che si compone di cinque articoli: il primo decretava la decadenza del potere temporale dei Papi; il secondo concedeva al Pontefice, anche di accordo con le altre potenze cattoliche, sicure e stabili guarentigie per l’esercizio della sua podestà spirituale; il terzo proclamava la Repubblica Romana; il quarto assicurava il miglioramento morale e materiale di tutte le classi sociali; il quinto stabiliva, attraverso la Costituente italiana, le relazioni della Repubblica con gli altri membri della grande famiglia italica.

Su questo progetto si accende un aspro dibattito tra la maggioranza dei deputati, favorevole alla decadenza del potere temporale dei papi e alla proclamazione della Repubblica, e lo schieramento dei moderati, capeggiato da Terenzo Mamiani, il quale afferma che il popolo sovrano può ancora chiamare il papa a capo dello Stato, purchè il potere effettivo sia in massima delegato al Parlamento e al ministero.

Ma oramai è finito il tempo della fazione dei moderati, i loro argomenti non convincono più, infatti queste proposte alternative del Mamiani sono  rifiutate dalla maggioranza. Si passa così alla votazione del progetto di legge del Filopanti che viene approvato, verso le due di notte, da 120 deputati.

In quelle stesse ore, Goffredo Mameli, che è stato, nelle settimane precedenti, uno dei più attivi tra i numerosi giovani giunti in città, invia a Giuseppe Mazzini un biglietto rimasto memorabile ed indelebile nel quale vi sono scritte tre parole: “Roma, Repubblica, venite”.

La proclamazione della Repubblica romana

Quella del 9 febbraio 1849 è una giornata memorabile per i romani e per i tantissimi stranieri e giovani di altre regioni che si sono recati nell’Urbe per l’occasione. Ovunque si respira aria di grande festa che coinvolge quasi tutta la popolazione, sempre più delusa e amareggiata dal comportamento discutibile del papa fuggitivo.

Non ci sono segnali o manifestazioni, di alcun tipo, di nostalgia verso il vecchio sovrano ma soltanto giubili di felicità. A mezzogiorno, tra l’entusiasmo generale, viene letto dal Campidoglio il decreto fondamentale della  Repubblica, ridotto dagli originari cinque ai seguenti quattro articoli:

Art. 1. Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato romano.

Art. 2. Il Pontefice romano avrà tutte le guarentigie necessarie per la indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale.

Art. 3. La forma del governo dello Stato romano sarà la democrazia pura, e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.

Art. 4. La repubblica Romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune”.

Inoltre i ministri del nuovo governo repubblicano emettono il seguente proclama:

“Romani! Un grande atto è compiuto. Riunita l’Assemblea nazionale dè vostri legittimi rappresentanti, riconosciuta la sovranità del popolo, la sola forma di Governo che a noi conveniva era quella che rese grandi e gloriosi i padri nostri. Così decretò l’Assemblea, e la Repubblica Romana fu proclamata oggi dal Campidoglio. Ogni cittadino, che non sia nemico della Patria, deve dare una pronta e leale adesione a questo Governo, che nato dal voto libero e universale dei rappresentanti della Nazione, seguirà le vie dell’ordine e della giustizia. Dopo tanti secoli, noi torniamo ad avere Patria e libertà; mostriamoci degni del dono che Dio c’inviava, e la Romana Repubblica sarà eterna e felice”.

E’ l’inizio della parentesi repubblicana alla quale prenderanno parte tutti i maggiori protagonisti del Risorgimento e che si concluderà nel luglio di quello stesso anno, quando sarà repressa nel sangue dall’esercito francese del generale Oudinot.

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