La domenica di sangue a San Pietroburgo

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Una raffigurazione artistica della Bloody Sunday

Il 22 gennaio 1905, davanti al Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, l’esercito e la polizia zarista spararono sui manifestanti, giunti sin lì per chiedere allo zar Nicola II migliori condizioni economiche e sociali, è la domenica di sangue. SCOPRI L’ACCADDE OGGI DEL GIORNO

La società russa tra Ottocento e Novecento

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la società russa subì notevoli mutamenti e con essa le diverse classi sociali. Nonostante Alessandro III cercò di limitare quelle spinte di matrice liberale, socialista e costituzionale che venivano da un’Europa in costante evoluzione, anche in Russia queste tendenze iniziavano ad avere un peso crescente nella società.


L’avvento della piccola proprietà generò una interessante quanto inaspettata effervescenza nella classe contadina, la quale iniziò a richiedere sempre maggiori terre; la classe operaia, in forte crescita a seguito del (lento) sviluppo industriale manifestava una notevole insofferenza verso la propria difficile condizione socio-economica, emblema della quale furono i crescenti scioperi, in particolare nei centri industriali di San Pietroburgo e Mosca; infine, la classe imprenditoriale, nonostante fosse in contrasto con gran parte delle rivendicazioni fatte dalla classe operaia, vedeva nelle mobilitazioni di quest’ultima un’opportunità per modernizzare un paese arcaico dal sistema socio-politico-economico ormai in declino.

Anche sul fronte esterno per il regime zarista le condizioni non erano delle migliori, in quanto nel febbraio del 1904 scoppiò il conflitto russo-giapponese, durante il quale l’esercito e la marina russa subirono gravi e pesanti perdite, come l’affondamento della flotta a Port Arthur. In questo contesto di crescente sommovimento sociale all’interno e di pesanti sconfitte all’esterno la Russia si affacciava al 1905.

22 gennaio, la domenica di sangue

Provati dalle pesanti condizioni economiche ed esistenziali, sin dall’inizio dell’anno gli operai di San Pietroburgo avevano iniziato le mobilitazioni ed un nuovo sciopero era previsto per il 22 gennaio, il 9 secondo il calendario giuliano. In quella giornata, gli operai pietroburghesi, capitanati da Georgij Gapon, un uomo peraltro a libro paga della polizia segreta zarista, l’Ochrana, giunsero davanti il Palazzo d’Inverno impugnando le effigi di Nicola II, manifestando il loro malcontento e chiedendo maggiore giustizia sociale.

La risposta che ricevettero fu il sangue: ai cosacchi a cavallo fu dato l’ordine di fermare i manifestanti con ogni mezzo e così iniziarono a sparare sulla folla, provocando una pesante carneficina. Quell’episodio, che di lì in avanti verrà ricordato come “domenica di sangue”, incrinò definitivamente l’immagine del potere zarista agli occhi dell’opinione pubblica russa e aprì la strada alla rivoluzione.

Dopo quel 22 gennaio, Nicola II tentò timidamente di aprire il regime alle richieste provenienti dalla società e dagli intellettuali, sebbene con un atteggiamento contraddittorio. Ma quella giornata, alla quale seguirono ondate di nuovi e più veementi scioperi degli operai a Mosca, Vilnius, Riga, Varsavia e in altre città dell’impero, segnò profondamente la storia russa e quella della dinastia zarista, la quale verrà rovesciata definitivamente dodici anni dopo.


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