CONTENUTO
La centralità del mito di Roma nella cultura italiana nel 1925
Il 1925 rappresenta a tutti gli effetti l’anno in cui l’eredità di Roma antica torna a imporsi con piena forza, ritrovando la propria centralità e la propria misura nella cultura italiana del Novecento. E’ l’approdo di un lungo cammino iniziato con il Risorgimento, quando le diverse correnti di pensiero riconoscono nella Romanitas un terreno comune, un ideale capace di unire: il mito di Roma allora diventa il filo d’oro che guida il processo di unificazione nazionale.
Il 17 Marzo 1861 viene proclamato ufficialmente il Regno d’Italia ed il 21 aprile, giorno sacro al Natale di Roma, la legge n. 1 del nuovo Stato unitario ne suggella la nascita istituzionale. Essa stabilisce la formula per la promulgazione delle leggi e introduce una nuova numerazione progressiva per gli atti di governo. Il 20 settembre 1870 l’Esercito Italiano varca finalmente le mura della Città Eterna, e Edmondo De Amicis, appena ventiquattrenne, nelle sue pagine di cronaca intitolate “Impressioni di Roma”, scrive: “Tutto il Campidoglio è imbandierato. Il cavallo dell’imperatore romano è carico di popolani; l’imperatore tiene fra le mani una bandiera tricolore”.
Il nuovo secolo porta a compimento l’opera dell’Unità con la Vittoria della Grande Guerra del 4 Novembre 1918, celebrata nello stesso anno dall’“Inno a Roma”, composto da Fausto Salvatori e musicato da Giacomo Puccini: un omaggio solenne alla grandezza della nostra Storia. Il 1925 è l’anno in cui nascono tre istituzioni destinate a lasciare un segno profondo nella cultura italiana:
- il 18 febbraio l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana
- il 21 marzo l’Istituto Nazionale di Studi Romani
- il 5 novembre l’Istituto Nazionale LUCE
L’Istituto dell’Enciclopedia italiana
L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana viene fondato a Roma il 18 febbraio 1925 su iniziativa dell’imprenditore Giovanni Treccani e del filosofo Giovanni Gentile, con il nome di “Istituto Treccani”, per la pubblicazione, su suggerimento dello stesso Gentile, dell’”Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti”.

Il progetto prevede 36 volumi per 60.000 voci, con la novità tecnica di un ricco apparato illustrativo. L’organizzazione interna stabilisce che le materie siano raccolte in “sezioni” e affidate a un direttore, scelto tra i massimi esperti di ciascuna disciplina. Accanto ai direttori operano i redattori, incaricati di compiti scientifici, quali la revisione dei manoscritti inviati dagli autori chiamati a compilare le voci, con il controllo della congruità del contenuto e dell’effettivo peso scientifico degli argomenti trattati.
Nel 1929, come da programma, esce il primo volume dell’enciclopedia Treccani, che riscuote un successo grandioso. Dal 1929 al 1937 l’opera è completata al ritmo regolare di un volume ogni tre mesi. Nel 1940 sono pubblicati i quattro volumi del Dizionario di politica. Treccani, con spirito mecenatesco e patriottico, dichiara: “Ho voluto che l’Italia avesse la sua Enciclopedia, come segno di maturità culturale e di dignità nazionale”. Contemporaneamente Gentile matura la consapevolezza di un rapporto inscindibile tra cultura e Stato, tra formazione umana e identità nazionale. Nella prefazione al primo volume, sottolinea che l’enciclopedia deve essere “non solo un libro di consultazione, ma un libro di educazione, un libro che formi l’italiano colto”.
L’Istituto Nazionale di Studi Romani
L’Istituto Nazionale degli Studi Romani viene fondato a Roma il 21 marzo 1925 da Carlo Galassi Paluzzi, studioso e cultore dell’arte, che ne è inizialmente direttore e segretario generale. Le finalità dell’istituto sono la ricerca scientifica e l’alta divulgazione, relative, come scrive lo stesso Paluzzi, alla «conoscenza di Roma in tutti i suoi aspetti (storici, archeologici, artistici, urbanistici, linguistici, sociali, economici) e in ogni tempo della sua storia millenaria, dall’antico ai nostri giorni».
Nell’ambito dell’Istituto Paluzzi avvia numerose iniziative, come il bollettino periodico di “Bibliografia romana” (dal 1926) e un grande schedario di spogli bibliografici nello stesso ambito, i Corsi superiori di Studi romani e numerosi convegni e mostre, fino a una monumentale Storia di Roma rimasta interrotta. L’organo ufficiale dell’ente è la rivista Roma, fondata due anni prima, nel 1923.
Alla sua nascita, la rivista si apre con un articolo di Enrico Corradini, intellettuale dell’epoca, che recita: “L’eterna vicenda di Roma, la sua vita millenaria, dai re pastori che ai piedi del Campidoglio selvoso numeravano il bestiame lanuto, ai Cesari purpurei sul Palatino scintillante d’oro e di marmi, dalla croce nascosta nelle tenebre cimiteriali ai fastigi meravigliosi delle basiliche, trionfi e rovine, gloria e miseria, millenni di vita e di operosità nel nome sempre risorgente di Roma”.
L’Istituto Nazionale Luce
L’Istituto Nazionale LUCE assume questa denominazione il 5 novembre del 1925 quando, con il r.d.l. n. 1985, il L.U.C.E. viene trasformato in Ente morale di diritto pubblico, sostituendo la precedente Società Anonima L.U.C.E., sorta l’anno precedente per iniziativa di Luciano De Feo, avvocato e giornalista. Il LUCE è la più antica istituzione pubblica destinata alla diffusione cinematografica a scopo didattico e informativo nel mondo. Nello statuto di fondazione, la finalità dell’Istituto è volta alla “diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica”.
Due anni più tardi, nel 1927, è creato il cinegiornale LUCE, destinato a essere proiettato in tutti i cinema d’Italia prima della proiezione dei film. Con r.d.l. del 24 gennaio 1929 il LUCE viene dichiarato unico organo tecnico cinematografico al servizio dello Stato e, in seguito alla creazione del Ministero della Cultura Popolare (1937), l’organismo passa alle dipendenze e sotto il controllo del Ministero stesso.

Accanto a una produzione di propaganda politica e di attualità, volta a riprendere e dare rilievo ad avvenimenti e cerimonie della vita nazionale, manifestazioni, adunate e opere del Regime e delle sue organizzazioni, l’Istituto si distingue per una produzione specializzata di pellicole educativo-didattiche e culturali-scientifiche, destinate a istruire, educare e propagandare in materia di agricoltura, industria, religione, scienze, antichità e belle arti, geografia, turismo, igiene, medicina, etnografia.
Un nuovo fervore di studi nel 1925
Queste tre istituzioni accendono un nuovo fervore di studi, ricerche e iniziative, alimentato dalla visione e dall’impegno dei loro illuminati fondatori e promotori. La Roma dei Cesari viene presa a modello come fonte dei valori di ordine, disciplina, gerarchia e concordia. La continuità di Roma coincide con la continuità storica di quei valori e, soprattutto, con la loro attualità. Giuseppe Bottai, personalità di rilievo del periodo, richiamava allora una costellazione di valori romani e perenni: continenza, pietas, senso della famiglia e della Patria, amore della giustizia, tenacia nella prova.
Come lui stesso dichiara: “Quest’accanito, appassionato, eroico senso dell’ordine, della norma, del canone, che noi portiamo nella nostra azione rivoluzionaria, è romano”. Parole che si leggono nel testo della lezione di prolusione intitolata “La funzione di Roma nella vita culturale e scientifica della Nazione”, svolta “all’augusta presenza della Maestà del Re Imperatore, inaugurandosi il XV anno accademico dei Corsi Superiori di Studi Romani”.
La campagna per la diffusione del latino
Già nei primi anni Venti prende avvio una vasta opera di difesa e diffusione della lingua latina, non solo nelle scuole ma anche in altri ambiti della vita culturale, con l’intento non solo di formare, ma di educare alla forza della parola e alla retorica. Non solo dell’analisi glottologica e grammaticale, della letteratura e dell’interpretazione dei testi, ma anche quella della composizione in latino ornato. Alla fine degli anni Trenta nasce il Certamen Capitolinum, gara annuale di composizione latina in prosa e poesia: un’autentica rinascita della letteratura latina.
La gara viene organizzata dall’Istituto di Studi Romani ed ancora oggi pubblica i testi dei vincitori. Tra le pubblicazioni della rivista “Roma” i temi trattati il più delle volte sono temi che vibrano di sentimenti patriottici con titoli come “Sanctum mare nostrum”, “Ad Margaretham Sabaudam italorum reginam”, o per la morte di Guglielmo Marconi del 20 luglio 1937 “In funere Guilelemi Marconi” , o “Ad nautas Italos, Irruptio in propugnacula Melitae”, dopo l’impresa di Malta della notte tra il 25 ed il 26 luglio del 1941: dopo l’attacco militare, un attacco con strali poetici contro gli inglesi. Vi è una corrente che si batte per il “latino vivo”, affinché il latino torni a essere, sia pure in ambienti ristretti, una lingua parlata e adatta alla conversazione. In quegli anni è, inoltre, promosso un lessico latino dei termini scientifici, ossia dei concetti moderni tradotti in latino.
L’originalità della cultura latina
Parallelamente alla campagna per la diffusione del latino, si conduce una lunga battaglia per riaffermare l’originalità della cultura latina rispetto a quella greca, battaglia che culmina nel bimillenario virgiliano del 1930, quando Virgilio viene celebrato come “il più grande poeta nazionale fino ad allora vissuto”, autore del “grande poema nazionale romano”.
A sostenerlo è Emilio Bodrero, politico, professore e storico della filosofia, il quale presenta Virgilio come “il poeta che volle liberare dalla servitù intellettuale alla Grecia quell’Impero che aveva finalmente trovato in lui il suo aedo”. Accanto alla letteratura, fioriscono studi di archeologia, storia dell’arte e tutela del patrimonio, con opere di ricerca, valorizzazione e conservazione.
Nel campo dell’archeologia, oltre allo smisurato patrimonio della città di Roma e della nostra penisola, con le nostre colonie d’oltremare arrivano impulsi nuovi e positivi a incrementare la ricerca archeologica in Africa, settentrionale ed orientale. La guerra di Libia del 1911-12 consente di scoprire il filo che lega il nuovo slancio di conquista con quello di Roma antica: la scoperta di resti romani in quella terra risveglia l’orgoglio della nobile eredità.
Ricordiamo che di “Destino africano” e richiamo all’antica Roma già parlavano Giuseppe Mazzini, Cavour, Nino Bixio, Francesco Crispi. Nelle arti figurative l’originalità romana si manifesta soprattutto nei ritratti e nei rilievi di argomento storico, come celebrazione dei valori perenni di cui si afferma l’attualità: l’autorità, disciplina, dedizione alla Patria, amore della famiglia, equilibrio delle facoltà dell’uomo, realismo.
La Romanità diventa anche un orientamento politico, un modello da guardare negli anni Venti. Roma, creatrice dello Stato e vertice dell’organizzazione civile, appare un esempio da imitare. La famiglia posta al centro della politica demografica. Le virtù romane di tenacia alimentano la politica agraria e le riforme. Il sistema delle corporazioni romane ispira una nuova concezione del lavoro.
In questi anni si sviluppano studi molto impegnativi e fruttuosi sulle corporazioni romane. Occorre essere concordi, unitari, gerarchici nel campo sindacale, e anche per questo serviva l’esempio di Roma antica, nella cui storia infiniti erano gli elementi corporativi. Si sviluppa e prende forma l’idea di unire rappresentanti dei datori di lavoro e rappresentanti dei sindacati dei lavoratori perché padroni e operai collaborino in piena concordia. Attribuendo alle nuove istituzioni il compito fondamentale della mediazione nei conflitti sociali e l’eliminazione della lotta di classe.
In architettura sono progettati e realizzati edifici, monumenti e spazi pubblici che, richiamando l’antico, intendono riaffermare l’appartenenza a una storia gloriosa e interrotta. Uno stile «nazionale-romano» che riutilizza elementi architettonici e decorativi antichi. Per l’apporto di Roma nella tecnica basterà semplicemente dire per le costruzioni Roma non è stata, per alcuni settori, mai in seguito superata e raramente raggiunta.
L’apporto di Roma alla civiltà rimane evidente nel diritto, nell’arte di governo e della guerra, nella medicina. Questa è l’eredita che ci consegnano i nostri padri di un secolo fa: la consapevolezza di un grande patrimonio comune, profondamente italiano. Ed è giusto, oggi come allora, rendere omaggio a coloro che credettero nella Cultura come forza viva, ordinatrice e unificante della Nazione.







