Lo zar Alessandro II Romanov viene assassinato, 13 marzo 1881

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Salma di Alessandro II

Il 13 marzo del 1881 lo zar Alessandro II Romanov viene assassinato con una bomba a San Pietroburgo, nei pressi del Palazzo d’Inverno. Questo zar viene ricordato dai posteri come colui che per primo abolì in Russia la servitù della gleba. SCOPRI LA SEZIONE STORIA CONTEMPORANEA

Le riforme di Alessandro II

Alla metà dell’ottocento fra le grandi potenze europee la Russia era il paese più arretrato: più del 90% della popolazione era occupato nel settore agricolo e circa 20 milioni di contadini erano soggetti alla servitù della gleba, ovvero legati alla terra che coltivavano e subordinati ai proprietari.


Nel febbraio del 1855, alla morte di Nicola I,  Alessandro II salì al trono imperiale, raccogliendo sin da subito le richieste riformatrici che provenivano dai settori più avanzati della società russa. Il nuovo zar inaugurò il nuovo regno concedendo un’amnistia ai detenuti politici e varando alcune riforme per la modernizzazione della burocrazia, dell’esercito e dell’istruzione.

In un appello rivolto alla nobiltà di Mosca, nel marzo 1856, Alessandro manifestò pubblicamente la sua intenzione di abolire la servitù della gleba:

“Ma, naturalmente, e voi stessi ve ne rendete conto, il sistema attuale di proprietà di servi non può rimanere inalterato. È meglio cominciare ad abolire il servaggio dall’alto piuttosto che aspettare che esso cominci ad essere abolito dal basso. Quello che vi chiedo, signori, è di pensare come questo possa essere fatto”.

Grazie a dei decreti emanati nel febbraio del 1861 i servi acquisirono la libertà e la parità giuridica; ebbero inoltre la possibilità di riscattare le terre che coltivavano e di trasformarsi in piccoli proprietari terrieri. Questa riforma ebbe un profondo significato storico e sociale in quanto spazzava via millenni di soprusi e ingiustizie, da sempre accettate con fatalistica rassegnazione.

Tuttavia la riforma deluse le attese di coloro che avrebbero dovuto beneficiarne: le terre distribuite ai contadini, infatti, non erano sufficienti a soddisfare i loro bisogni e molti furono costretti a indebitarsi per poter acquistare del terreno coltivabile. Così agli entusiasmi che avevano accompagnato l’inizio della riforma subentrò un clima di forte malcontento che provocò nelle campagne diverse proteste e ribellioni.

L’omicidio di Alessandro II

Nonostante le varie riforme Alessandro II manifestò sempre la propria volontà di tutelare il principio autocratico dei Romanov. Il volto dispotico dello zarismo venne mostrato in tutta la sua efficacia a partire dal 1866 quando un fallito attentato alla vita dello zar, organizzato dal populista Dmitrij Karakozov, produsse un inasprimento del regime interno.

Gli spazi di libertà si richiusero e la stagione delle riforme si esaurì; tra le giovani generazioni si diffusero atteggiamenti di rifiuto verso l’ordine costituito che sfociarono o nell’individualismo anarchico dei “nichilisti” o nelle correnti populiste.


Miracolosamente scampato a diversi attentati, il 13 marzo 1881 Alessandro II non riuscì a sopravvivere al complotto elaborato da Narodnaja Volja e da Sof’ja Perovskaja. Mentre faceva ritorno al Palazzo d’Inverno dopo essersi esercitato alla scuola di equitazione di San Pietroburgo, la sua carrozza fu colpita da una bomba lanciata da Nikolaj Rysakov; tuttavia l’imperatore rimase ancora una volta illeso.

Sceso per accertarsi dei danni e interrogare l’attentatore che era stato immediatamente arrestato, Alessandro II fu investito dall’esplosione di una seconda bomba lanciatagli da Ignatij Grinevickij. Lo scoppio questa volta lo ferì mortalmente.

Lo zar russo venne sepolto presso la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo e la sua uccisione non innescò alcuna insurrezione popolare, come i terroristi avevano sperato. I responsabili dell’attentato furono tutti arrestati e giustiziati nel mese di aprile e la loro congiura ebbe una conseguenza politica immediata: l’accantonamento di ogni ipotesi di dialogo tra l’autocrazia da una parte e le forze populiste progressiste dall’altra.

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